martedì, maggio 13, 2008

Finmeccanica: via libera alla fusione con Drs - Il Sole 24 ORE

Finmeccanica: via libera alla fusione con Drs - Il Sole 24 ORE

Finmeccanica vince la scommessa americana. Dopo giorni di indiscrezioni, è ufficiale: il gruppo aerospaziale conquista il colosso Usa Drs Technologies, che per gli italiani significa salire al massimo livello dell'industria militare statunitense ed entrare direttamente nel mercato della Difesa di Washington.

lunedì, dicembre 17, 2007

nave cargo con vela aquilone

Energie rinnovabili nella navigazione riprendono impulso. Una versione piu' efficiente delle vele - l'aquilone - puo' essere impiegata grazie alla disponibilita' delle tecnoclogie di controllo a costi compatibili con la necessita' strategica di investire diversificando dalle tradizionali energie fossili, ormai proibitive in prospettiva.

Varata la nave cargo con vela aquilone - LASTAMPA.it

Si tratta di un grande aquilone attualmente di 160 metri quadrati, manovrato da un computer, che permetterà di risparmiare fino al 20% delle spese di carburante per il motore marino, tuttora comunque lo strumento primario di locomozione della nave. Quando l’aquilone sarà portato a 320 mq di superficie, dopo le prime esperienze pratiche, il risparmio potrebbe arrivare fino al 35%.

Il primo viaggio del Beluga Skysails sarà a gennaio prossimo con destinazione Venezuela. Se il sistema si rivelerà valido, altre due navi più grandi della stessa società saranno dotate del rivoluzionario sistema con vele da 600 mq in grado di garantire un risparmio di carburante di 6.00 dollari al giorno.

Alitalia comunque un fallimento.

Condivisibilissima l'analisi di trend online. Comunque vada, Alitalia sara' un fallimento.
Sarebbe stato molto meglio che fallimento reale fosse stato a tempo debito, diversi anni fa, come e' stato per Swissair. Oggi si sarebbe risolto tutto, con slancio vitale per l'economia.
Ovvio che la depressione italiana viene resa piu' grave da queste situazioni, sistematiche.

Trend Online


Alitalia: anche un bimbo saprebbe cosa fare

Vorrei solo farvi leggere cosa ho scritto il giorno 28 aprile sul mio blog a riguardo di Alitalia...
In particolar modo il punto 10. Allora valutai l'Alitalia 0,36. Sembrerebbe che Air france abbia offerto 0,35. Forse Spinetta, AD di Air France ha letto il nostro blog?
Battute a parte....essendo passati altri 7 mesi ed essendo le perdite aumentate...sembrerebbe che 0,35 sia un regalo...
ALITALIA
Vi ricordo che la vendita della compagnia ad Air france sarebbe un errore colossale. Per due soldi si comprerebbero tutti i passeggeri italiani che decidano di volare.
Ogni volta che compreremo un biglietto pagheremo una tassa a un francese!!!
Se invece la società andasse alla cordata Air One Intesa Goldman Sachs...sarebbe fatto un altro errore. Si sceglierebbe un operatore italiano che da solo non potrebbe competere nel mondo senza la scelta di un adeguato partner industriale. Se il partner dovesse uscire allo scoperto in un secondo tempo sarebbe un'altra brutta storia del capitalismo locale opaco e incapace di decidere.
L'unica soluzione accettabile sarebbe la vendita a un operatore italiano insieme ad un operatore asiatico.L'Italia diverrebbe testa di ponte per far arrivare milioni di asiatici in Europa. Un mercato in crescita esponenziale. Una scelta che anche mio figlio di 11 anni ritiene ovvia... Peccato che le compagnie europee come la British o Air France o Lufthansa vedrebbero arrivare in casa un concorrente agguerrito e pericoloso.
E allora....allora ancora una volta i nostri politici si arrendono ai voleri dei potente asse Franco-inglese-Tedesco.
Ripeto, comunque vada la scelta sarà politica e non industriale.
Stare lontani dal titolo...consiglio che vi ripeto dall'inizio del blog.

sabato, novembre 24, 2007

India’s $15 Billion Software Challenge

India’s $15 Billion Software Challenge:
20 November 2007, 17:28 by Red Herring Staff

Indian companies should embrace innovation and focus on developing original software, industry leaders said Tuesday at a technology forum in Bangalore. They challenged Indian entrepreneurs to grow the country’s output of software from the current $1 billion to $15 billion by 2015. The call comes as India struggles to overcome cultural obstacles to innovation in a bid to grasp a sliver of the global software market, estimated at $300 billion.

'The growth of the Indian sector can only be limited by the risk-taking ability of the entrepreneurs and the venture capitalist funding ecosystem,' said Subash Menon, head of the product forum formed by the National Association of Software and Service Companies to promote India’s software industry. Mr. Menon’s remarks came in a speech at the opening session of Nasscom Product Conclave 2007.

India is the world leader in software outsourcing and services, but only a few Indian companies have delivered original software products. They include i-flex (now part of Oracle), Mr. Menon’s Subex Azure, Sasken, Tally, Tejas, and IndiaGames. Sameer Bhatia, a co-founder of Hotmail, indicated that he did not expect innovation to come from the large companies that dominate India’s IT services business.

“Ninety percent of product innovation comes from smaller companies ... and they get acquired by large global companies,” he said.

Mr. Bhatia cited a number of cultural obstacles to innovation. “India lacks the ‘questioning’ spirit,” he declared. “Nobody in our education system encourages you do creative thinking, solve problems, and get to working in a team. They should be encouraged to take a risk and not be afraid of it.” Mr. Bhatia and Jack Smith founded Hotmail, the first web-based e-mail service, in 1996 and later sold it to Microsoft for $400 million. “Nine out of ten companies fail in the Silicon Valley, and it’s only on failures that [the] success of the Valley was built,” Mr. Bhatia went on. “In India, too, there will be a few breakthroughs only if there are a number of failures–that’s the only route to making headway in product development.”

Ashish Gupta of Helion Ventures, an India-focused venture fund investing in high-growth technology firms, said he did not expect the situation to change quickly. “The big question today is whether product companies will come out of India,” Mr. Gupta said. “But I can say that we have reached an inflection point in India, and VCs are looking at this segment quite seriously.”

Sharad Sharma, head of Yahoo India’s R&D unit, said he had detected a change in attitude toward product creation. He said that when they have done campus recruitment in schools there has been a gradual change. The difference is that students are finally beginning to understand product companies.

“This was not seen two to three years ago,” he said.

The biggest obstacle for would-be innovators in India may be money. “The early stages of venture capital financing are underserved in the Indian market, despite their critical importance to the innovation chain,” said Samir Sood, Google's head of corporate development for South Asia. Google has made investments in two seed-stage funds this year, hoping to trigger the growth of startups.

But getting funding for product firms is still a hard route. Ramani Kothandaraman, who started Druvaa Software, a company focused on data protection, had a hard time pulling together an angel round of $250,000. He finally got $150,000 from entrepreneur Rehan VarKhan, who is a part of the Indian Angel Network. Even that sum, he says, depended on $80,000 that his reseller was pitching in. “We have our first product and don’t even have the money to file the patent.”

But VCs see some hope down the road for entrepreneurs like Mr. Kothandaram. Sudhir Sethi, founder and chairman of IDG Ventures, said “Forty three percent of our dealflow has been in product companies, while the rest are in Internet and mobile space.” But even Mr. Sethi admitted that his fund only considered companies that have been in business three or four years.

If Indian entrepreneurs are to meet Nasscom’s $15 billion challenge, getting funding may be a bigger obstacle than coming up with an innovative product.

lunedì, novembre 19, 2007

Concorso Android, "l'Italia può partecipare"

Concorso Android, spunta una soluzione Il docente-blogger: "l'Italia può partecipare"

Scorza "suggerisce" ai legali che assistono Google di leggere l'articolo 6 del Dpr 430 del 2001, che regola i concorsi e le operazioni a premio, e che esclude da queste restrizioni i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale. Il premio, in questi casi, viene considerato come "corrispettivo di prestazione d'opera" o come "riconoscimento del merito personale o un titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività". A suggerirla è il blog di Guido Scorza (www.guidoscorza.it), ricercatore in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie e docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna.


"Un'iniziativa quale l'Android Challenge - commenta il docente-blogger - rientra certamente in tale esclusione e, quindi a essa non si applica la speciale disciplina che potrebbe aver scoraggiato Google, con la conseguenza - conclude Scorza - che sarebbe auspicabile un'immediata sua riapertura anche al pubblico italiano".

Il concorso internazionale partirà il 2 gennaio 2008; entro due mesi da quella data i partecipanti potranno inviare a Google i propri software. I 50 migliori saranno premiati con 25 mila dollari ciascuno. Questi 50 saranno chiamati a sviluppare ulteriormente i propri software per concorrere ad altri dieci premi da 275 mila dollari e altrettanti da 100 mila dollari.

giovedì, novembre 15, 2007

Inside The GPhone: What To Expect From Google's Android Alliance -- InformationWeek

Inside The GPhone: What To Expect From Google's Android Alliance -- InformationWeek: "Inside The GPhone: What To Expect From Google's Android Alliance If you think the Google Phone is all talk, you're wrong: Here are eight technologies--GPS, multimedia, mobile Web browsing, gaming graphics, and more--which Open Handset Alliance members will bring to the upcoming mobile handset. By Alexander Wolfe InformationWeek November 13, :00 AM"

lunedì, novembre 12, 2007

in Italia business environment peggio della Lituania

Per l'Economist l'Italia è la Cenerentola del fisco - Il Sole 24 ORE

La ricerca dell'Economist valuta, a livello globale e regionale, la competitività di un Paese e il suo business environment all'interno del contesto internazionale in cui opera, assegnando, attraverso un indice sintetico generale, un valore compreso tra 1 (pessimo business environment) e 10 (ottimo business environment).

l'Italia si piazza al 41esimo posto al mondo, superata da Ungheria, Polonia e Lituania.

La distanza con la Spagna, che si posiziona al 22esimo posto a livello mondiale, sembra ormai incolmabile.

Ai primi due posti ci sono di nuovo nei prossimi cinque anni Danimarca e Finlandia, Paesi che hanno salari più alti di nostri e che hanno un sistema di welfare tra i migliori al mondo.

Dallo studio emerge che l'Italia è il paese con le peggiori condizioni fiscali tra gli 82 paesi considerati. Nonostante, infatti, il punteggio del Belpaese in materia di regime fiscale sia rimasto invariato, l'Italia non solo rimane ultima a livello regionale, ma precipita in fondo alla classifica mondiale. Per l'Economist, la pessima performance è attribuibile allo scoglio dei contributi per la sicurezza sociale, all'incertezza che grava sull'ambito pensionistico, oltre che all'elevato rapporto che intercorre tra livello di tassazione e il Pil.

Per Elido Fazi, amministratore unico di Business International, «il nostro mercato del lavoro e il nostro regime fiscale sono tra i peggiori al mondo e non miglioreranno di molto nei prossimi cinque anni.

Inoltre, a fronte di modesti miglioramenti percentuali (+4%), si registrano perdite di posizione in entrambe le classifiche per il comparto infrastrutture, dove, a detta dell'Economist, non riusciamo ancora a cogliere pienamente le opportunità legate alla nostra posizione geografica e al continuo aumento di merci e passeggeri.

A livello globale, infine, spicca il calo degli Stati uniti, che perdono 5 posizioni, da quarti a noni, mentre il Paese che risulta in più forte miglioramento nel prossimo quinquennio è l'India, che risale ben 8 posizioni.

Danimarca e Finlandia, Paesi che hanno salari più alti di nostri, hanno un sistema di welfare tra i migliori al mondo. Penso che sia arrivata l'ora che i nostri leader, sia quelli nuovi che quelli vecchi, diano un'occhiata e studino per bene le riforme che questi due Paesi hanno fatto negli ultimi dieci anni. Difendere veramente chi ha bisogno e riformare il welfare, come fanno Danimarca e Finlandia non mi sembra né di destra, né di sinistra».

giovedì, novembre 08, 2007

Think up, progetto triennale (2007-2009) from Torino Piemonte

THINK UP Advanced ICT solutions from Torino Piemonte:

Think up, progetto triennale (2007-2009) della Camera di commercio di Torino per la promozione internazionale delle imprese ICT piemontesi, sostenuto dalla Regione Piemonte nell'ambito dei fondi strutturali europei e sviluppato insieme ai partner: Fondazione Torino Wireless, CSI-Piemonte e Centro Estero per l'Internazionalizzazione.

Obiettivo del progetto è favorire la crescita delle imprese piemontesi operanti nel settore ICT, grazie a un percorso di accompagnamento caratterizzato da una serie di azioni mirate per la promozione e l'assistenza delle imprese (scarica la scheda tecnica del progetto).

Il progetto prevede 2 livelli di intervento:

  • Livello I (base), per il quale sono previste attività di formazione, informazione e promozione settoriale.
  • Livello II (avanzato), il quale garantisce alle aziende che superano la selezione, l'accesso a servizi di consulenza personalizzata per la ricerca di opportunità di business all'estero.
Per il 1o anno le selezioni sono già state effettuate, tuttavia le imprese piemontesi possono iscriversi gratuitamente al progetto per cogliere le opportunità offerte dall'assitenza di I livello e sviluppare gli strumenti che possano consentire loro di accedere in seguito alle fasi di selezione per il II livello.

Solar Startup Ausra Inks $1B Deal With PG&E

Solar Startup Ausra Inks $1B Deal With PG&E

Pacific Gas and Electric on Monday announced that it signed a 177-megawatt solar thermal power purchasing agreement with Ausra.

According to John O'Donnell, Ausra's executive vice president, the twenty-year agreement will generate over $1 billion in revenue for the Palo Alto, California-based start-up.

The plant will be located in San Luis Obispo County, California, and is expected to begin generating power in 2010. Ausra has filed its application for certification for this plant with the California Energy Commission, which must grant approval before construction begins.

PG&E supplies 12 percent of its energy from renewable sources, said Keely Wachs, PG&E’s environmental communications manager.

“PG&E continues to aggressively add renewable electric power resources” to its supply and the company is confident that it will meet or exceed its 20 percent renewable energy goal by 2010, he said.

Proving that bigger isn’t always better, the plant will use only one square mile of land and will burn no fuel, use minimal water, and have no air or water emissions.

Ausra’s Compact Linear Fresnel Reflector (CLFR) solar technology utilizes the heat from the sun’s rays to create steam. Solar collectors boil water at high temperatures to power steam turbine generators.

Because Ausra’s flat mirrors–called Fresnel reflectors–are never more than eight feet off the ground, they cast shorter shadows that allow them to be built close together. This means Ausra only needs 2-2.5 acres of land per megawatt compared with 5 acres per megawatt for solar trough systems or 7 acres per megawatt for solar dish engine systems, Mr. O’Donnell said.

Compared with other power purchase agreements in California in the last few years, the new agreement with Ausra is among the smallest.

According to Mr. Wachs, PG&E’s 553-megawatt power purchase agreement with Solel-MSP-1, a subsidiary of Israel-based Solel Thermal Systems, in July is the single largest solar commitment in the world right now.

PG&E has also entered an agreement with Oakland, California-based BrightSource Energy for a 500-megawatt plan to be announced soon.

Although these agreements dwarf the deal with Ausra, New Energy Finance analyst Nathaniel Bullard said that Ausra is well-positioned.

lunedì, novembre 05, 2007

Google Open Handset Alliance crea la piattaforma wireless.

Google Makes Its Entry Into the Wireless World - New York Times

Mobile phones based on Google’s software are not expected to be available until the second half of next year. They will be manufactured by a variety of handset companies, including HTC, LG, Motorola and Samsung and be available in the United States through T-Mobile and Sprint.

The phones will also be available through the world’s largest mobile operator, China Telecom, with 332 million subscribers in China, and the leading carriers in Japan, NTT DoCoMo and KDDI, as well as T-Mobile in Germany, Telecom Italia in Italy and Telefónica in Spain.

The 34-member Open Handset Alliance, as the group is called, also includes many of the leading makers of mobile phone chips, like Broadcom, Intel, Qualcomm and Texas Instruments, as well as SiRF Technology Holdings, Marvell Technology Group, Nvidia and Synaptics. EBay (which owns the Internet calling service Skype), Nuance Communications, NMS Communications and Wind River Systems are also members of the group.

The technology is expected to provide cellular handset manufacturers and wireless operators with capabilities that match and potentially surpass those using smartphone software made by Apple, Microsoft, Nokia, Palm, Research in Motion and others. In contrast to the existing competitors, Google’s software will be offered freely under “open source” licensing terms, meaning that handset manufacturers will be able to use it at no cost and be free to add new features to differentiate their products.

As speculation about Google’s efforts trickled out over the last several months, expectations that the company would build what has been called a Google Phone or GPhone have mounted.

But for now at least, Google will not put its brand on a phone. The software running on the phones may not even display the Google logo. Instead, Google is giving the software away to others who will build the phones. The company invested heavily in the project to ensure that all of its services are available on mobile phones. Its ultimate goal is to cash in on the effort by selling advertisements to mobile phone users, just as it does on Internet-connected computers.

“We are not building a GPhone; we are enabling 1,000 people to build a GPhone,” said Andy Rubin, Google’s director of mobile platforms, who led the effort to develop the software.

Mr. Rubin said the open-source strategy would encourage rapid innovation and lower the bar to entry in the highly competitive handset market, where software accounts for an increasing share of the cost of making a phone.

lotteria cinese. prima al mondo

Tgfin - PetroChina batte Exxon

PetroChina ha infatti capitalizzato una cifra pari a circa un trilione di dollari (il trilione equivale a mille miliardi), distanziando di parecchio la Exxon che sulla base del prezzo di chiusura del titolo di venerdì scorso a New York vale 488 miliardi di dollari.

Gli analisti considerano comunque eccessivo l'entusiasmo degli investori cinesi e l'andamento del titolo nella più "matura" Borsa di Hong Kong, dove il titolo ha segnato un ribasso del 6,63%, sembra dar loro ragione. Tra l'altro su quella piazza, sottolinea il "Financial Times" online, PetroChina vale solo 420 miliardi di dollari, e cioè meno della Exxon.

nella prima metà del 2007, l'utile netto del gigante cinese è stato di 10,9 miliardi di dollari, contro quello di 19,5 miliardi della Exxon. In Cina, ricorda Dong Yong, anche lui analista a Shanghai, "il settore petrolifero è controllato dallo Stato e se Pechino decide di non aumentare i prezzi dei prodotti petroliferi, gli attuali prezzi del greggio diventeranno un fattore negativo per la PetroChina, che è anche fortemente impegnata nella raffinazione".

La scorsa settimana le autorità cinesi hanno aumentato i prezzi di vendita dei prodotti petroliferi fino al 10% (9,1% per la benzina, 9,9% per il diesel) riducendo così le perdite per le compagnie petrolifere cinesi, che comprano larga parte del loro petrolio sul mercato internazionale, dove l'oro nero ha toccato il prezzo record di 96 dollari al barile, e lo devono rivendere a prezzi controllati dallo Stato.

Nelle scorse due settimane questa situazione aveva portato a una scarsità di prodotti petroliferi sul mercato, dovuto soprattutto al fatto che le piccole raffinerie hanno smesso di produrre. Cinque province (compresa quella di Shanghai) sono state costrette a ricorrere al razionamento. Non è chiaro se l'aumento dei prezzi sia sufficiente a convincere la compagnie a produrre o a importare più petrolio, mettendo così fine alla scarsità.

Le preoccupazioni riguardano in generale l'andamento della Borsa di Shanghai, che ha oggi cento milioni di conti registrati. La massiccia crescita economica degli anni scorsi ha infatti creato nel pubblico un'euforia che ha portato a un boom che non sembra conoscere soste. Gli analisti rilevano prima di tutto che il mercato cinese è ancora isolato da quello internazionale perchè la valuta locale, lo yuan, non è convertibile e perchè gli investimenti degli stranieri sono ancora sogetti a forti limitazioni. Inoltre, aggiungono, i dati sul reale andamento delle compagnie sono disponibili solo raramente e le decisioni di investimento vengono prese su basi incerte.

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viene un dubbio: che sia imminente una rivalutazione corposa dello yuan?

vista la crescita del mercato interno cinese, sarebbe un modo per rallentarlo.

giovedì, novembre 01, 2007

bee creative.

Lo spot dell'iPod preso da YouTube

Nick Haley il mese scorso ha pubblicato su YouTube un video di 30 secondi.


PRONTO, PARLA APPLE - «Mi hanno contattato con una e-mail mentre ero in autobus. Il messaggio recitava: "Rappresentiamo Apple, abbiamo visto il tuo video e vorremmo parlarne con te"», ha dichiarato il ragazzo. Giunto a destinazione, i pubblicitari lo hanno convinto a riprodurre il video con mezzi più professionali. Non sono stati fatti cambiamenti rispetto al video originale, che è solo stato ripulito e pubblicato con più attenzione.



In effetti i pubblicitari e Apple non hanno voluto modificare la versione originale, proprio per mantenere la freschezza dello stesso. È il trionfo dei contenuti generati dagli utenti, che se ben realizzati come in questo caso, riescono a oltrepassare l'ambito puramente amatoriale.

venerdì, ottobre 26, 2007

Cosa si cerca di più su Internet?

BIweb.it - Informazione, Formazione e Consulenza - Scheda News

Cosa si cerca di più su Internet?

Da una ricerca dell’Opa (Online Publishers Association Europe) risulta che i siti più visitati on line durante le ore lavorative sono quelli di informazione e notizie. La visione di notizie su Internet durante le ore diurne supera quella dei media tradizionali e cresce anche nelle prime ore serali. Le notizie sono dunque il motivo principale di navigazione dei lavoratori.

Lo studio mette a confronto le abitudini e preferenze dei cibernautici lavoratori di sei paesi europei, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Svizzera e conferma che il prime time per la rete è il giorno. È quindi questo lo spazio temporale migliore per gli investimenti pubblicitari volti a colpire alcune tipologie di target, ovvero il pubblico con alto grado di istruzione e buona propensione alla spesa.

La ricerca sorprende anche nel constatare che l’uso di Internet è preferito ai media tradizionali spesso anche nelle ore serali e che l’uso di Internet si è evoluto negli ultimi tre anni. Anche l’efficacia della pubblicità è cresciuta e la ricerca constata come quella diffusa su Internet venga sempre più spesso utilizzata come criterio per decidere gli acquisti. Esistono anche differenze a livello nazionale: in generale in Europa gli utenti tipici sono uomini sopra i 35 anni, ma in Spagna il dato si sposta a favore delle donne, mentre in Francia si abbassa l’età media al di sotto dei 35 anni.

Oggi il 73% degli utenti va on line tutti i giorni mentre le visite durante la prima serata si abbassano al 67%. Il 67% è anche la percentuale di coloro che usano Internet per cercare informazioni sui prodotti, percentuale che nel 2004 era del 48%. La pubblicità su Internet viene considerata come più innovativa e informativa ed aumenta di credibilità se posizionata su siti di informazione di fiducia.

ActionThis: Team management, Task management, Project management

ActionThis: Team management, Task management, Project management

KillerStartups.com™

KillerStartups.com™

KillerStartups.com is a user driven internet startups community. Entrepreneurs, investors, and bloggers are staying informed on up-and-coming internet startups using our blog platform, where internet entrepreneurs submit their startup to see what others think about it.

Our vision:
“Tapping the wisdom of crowds to find the next internet big thing.”
We deeply believe in the power of crowds, and we want to put it to good use by detecting in an early stage what’s going to be big.

History and Development:
After acquisitions such as the ones of MySpace and YouTube, and success stories such as Kayak, PriceGrabber, Facebook and many others, everybody started looking for “the next big thing” on the internet.

A new wave began!

We believe “the next YouTube” is going to be somewhere here, on KillerStartups.com. That’s our goal. We aim to provide you with that info right at the birth of the startup, when it’s only a promise. It will be up to you to detect it and do something with that information. We believe our community will be able to spot “the next YouTube”, and in order to achieve this goal, we are providing what we believe to be the right tools for this kind of discovery.

mercoledì, ottobre 17, 2007

Fuser - tutti i messaggi email e socialnetwork

Fuser ti permette di aggregare tutti i messaggi email dei vari account

Fuser è uno di quei servizi che punta a semplificare la vita, almeno quando siamo su Internet. Lo scopo principale di Fuser è quello di aggregare in un unico posto tutte le email ed i messaggi provenienti dai vari siti di social networking. Il servizio è ancora in fase beta (come ormai è tradizione ;)) e non consente solo di ricevere i messaggi, ma è pure possibile rispondere. Oltre alla semplice visione dei messaggi Fuser aggiunge anche qualche servizio di analisi, utile per vedere quali sono gli amici che ci scrivono più spesso. L’utilizzo del servizio è gratuito, al momento Fuser è supportato dalla pubblicità di Google AdSense.

Provando il servizio ho constatato una notevole lentezza nel passaggio da una sezione all’altra. Non so se sono stato particolarmente sfortunato oppure se si tratta di un problema dovuto all’eccessivo carico dei server sui quali gira Fuser o alla pesantezza dell’applicativo.

I servizi supportati da Fuser sono: AOL, Exchange, Gmail, Hotmail, SquirrelMail, Yahoo e Yahoo Beta, MySpace e Facebook. Sono supportati inoltre i servizi di posta elettronica che consentono l’accesso per mezzo del protocollo POP3.

Will Wikio challenge Google News and Technorati?

Will Wikio challenge Google News and Technorati?

Wikio, a Switzerland based company, was released in private Beta yesterday night (in French). It is one of the most ambitious web launches born in Europe this year. Pierre Chappaz originated this idea after the successful adventure of his vertical ecommerce comparison engine Kelkoo, that was sold to Yahoo. He’s going to try to make it again but this time with an interesting news search service after he realized there was no true satisfactory solutions on the market. Wikio is a smart combination of Digg+Technorati+Google news. It should extend to other European countries and USA very soon.

Wikio is a really ‘web2.0′ news search engine

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L'idea e' buona, molto innovativa, ma ancora poco fruibile. Manca assolutamente l'aggregazione delle notizie (grooming) che in ordine sparso rende tediosa la selezione degli argomenti, per la quale googlenews e' superiore. Digg it ha il pregio di far subito "galleggiare" la notizia piu' votata, mentre non e' intuitivo vederlo con wikio. La grafica e' ottima come l'interazione utente. Manca la fonte in evidenza e sopratutto un sistema per selezionare i selezionatori, che renderebbe molto interessante il filtraggio qualificato delle notizie.

lunedì, ottobre 15, 2007

Come aumentare le tasse riducendo le aliquote | Epistemes.org

Come aumentare le tasse riducendo le aliquote | Epistemes.org

di Mario Seminerio

Abbassare le imposte per alzarle? Pare esserci questo dietro la riduzione di Irap e Ires prevista nella Finanziaria 2008 che – dietro una scelta, di per sé improntata a razionalità fiscale – introduce di fatto delle scelte di politica industriale, che rischiano di penalizzare soprattutto le piccole e medie imprese.

L’Irap, imposta regionale sulle attività produttive, è stata introdotta alla fine del 1997 dal primo governo Prodi, ministro delle Finanze Vincenzo Visco. È un’imposta il cui gettito viene destinato alle regioni per il finanziamento della spesa sanitaria e che, nella sua formulazione più generale, ha come base imponibile il valore della produzione netto delle imprese ossia il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e proventi di natura finanziaria. L’importo da versare si ottiene applicando alla base imponibile, detta Valore della Produzione Netta, un’aliquota secondo quanto previsto dall’Art.16 del Decreto Legislativo 446 del 1997. Questo articolo prevedeva originariamente al primo comma l’aliquota del 4,25%, al secondo l’aliquota differenziata dell’8,50% per le Amministrazioni pubbliche ed al terzo comma la possibilità di elevare la prima aliquota fino ad un massimo dell’1%. Con la Finanziaria 2006 è stato introdotto l’obbligo per le regioni in deficit sanitario di maggiorare l’aliquota dell’1 per cento, e tale misura è attualmente in atto per Abruzzo, Campania, Lazio, Molise e Sicilia, a compensazione del ripianamento statale a piè di lista del loro deficit sanitario cumulato.

In Europa, in particolare, sta per entrare in vigore la riforma tedesca della tassazione aziendale. Tale riforma punta a ridurre la pressione fiscale complessiva sulle aziende (oggi tra le più alte del mondo industrializzato) dall’attuale 38,7 per cento al 29,8 per cento. Il governo tedesco ha previsto di finanziare la riduzione delle aliquote nominali sulle imprese anche attraverso la riduzione al minimo dell’”arbitraggio fiscale”, che oggi consente alle imprese tedesche di trasferire i propri profitti all’estero e contabilizzare perdite in Germania, per sfruttare i più convenienti regimi fiscali esteri. Si stima che, attraverso questa forma di elusione, circa 100 miliardi di euro riescano ogni anno a sottrarsi all’imposizione tedesca. L’altra misura di finanziamento prevede, come detto, l’introduzione di una cedolare secca del 25 per cento su capital gains, interessi e dividendi da gennaio 2009. La riforma tedesca prevede, nel primo triennio di applicazione, un calo delle imposte pagate dalle società pari a ben 6,5 miliardi di euro, ferma restando la neutralità della manovra complessiva.

Il governo italiano ha espressamente affermato di aver progettato la riduzione delle aliquote Ires ed Irap (la prima al 27,5 per cento, la seconda al 3,9 per cento) sulla falsariga della riforma tedesca. Per fare ciò, è prevista l’eliminazione totale o parziale di tutta una serie di costi oggi deducibili dall’imponibile aziendale, quali le deduzioni extracontabili o gli interessi passivi. Lungi dall’essere la fedele riproposizione della riforma tedesca, la manovra avrà pesanti ripercussioni contabili e finanziarie su tutta una tipologia di imprese che sarebbero invece meritevoli di maggiore tutela.

Ad esempio, le aziende in fase di startup che hanno effettuato pesanti investimenti e subito perdite (civilistiche e fiscali) negli anni passati e che intravedevano il pareggio economico “dopo le tasse” si troveranno ora costrette a svalutare i propri crediti d’imposta ad un tasso Ires ridotto dal 33 al 27,5 per cento sulla totalità delle perdite già realizzate. Ciò determinerà un peggioramento immediato, già nel bilancio 2007, del risultato civilistico, che potrebbe risultare letale per le imprese meno patrimonializzate, esponendole all’alternativa tra ricapitalizzare e portare i libri in tribunale. Questo si sarebbe potuto evitare operando una maggiore riduzione sull’Irap (che continua a dover essere pagata anche da società in perdita!) anziché sulla sola aliquota nominale Ires, che avrebbe anche fornito un aiuto finanziario su una imposta (l’Irap), dovuta immediatamente e per contanti.

Le imprese piccole e piccolissime in fase di startup, caratterizzate da elevato indebitamento, subiranno inoltre conseguenze finanziarie molto pesanti. La Finanziaria 2008 prevede un tetto massimo di deducibilità degli interessi passivi pari al 30 per cento del risultato operativo. Ciò vuol dire che le aziende dovranno pagare le imposte su un utile gonfiato dalla minore deducibilità degli interessi passivi. E a poco serve consentire alle imprese il riporto a nuovo (nel quinquennio o decennio successivo) degli interessi eccedenti non immediatamente deducibili: l’azienda potrebbe aver già dovuto chiudere i battenti per dissesto finanziario, ovvero non poterli neppure aprire per incapacità di finanziare pure il fisco sugli interessi passivi inevitabili in assenza di sufficienti mezzi propri. Ancora una volta, il governo confonde gli aspetti finanziari con quelli contabili, per massimizzare nel breve periodo il proprio gettito fiscale.

venerdì, ottobre 05, 2007

Microsoft Launches Medical Information Storage Web Site

Microsoft Launches Medical Information Storage Web Site

Microsoft declared its health care intentions last year when it bought Azyxxi, a software system developed by a hospital to collect and display real-time patient data from a variety of sources. This year, it bought a start-up company that develops Web search technology for medical information.

Microsoft said it plans to reach out to doctors, hospitals and health services companies to build Web applications to work with HealthVault. It's a strategy similar to how it encouraged other technology companies to build applications on top of its Windows operating system.

Microsoft launched on Thursday a Web site that lets people store medical information online, moving into a consumer health care business targeted by Google and other technology players.

Microsoft's HealthVault stores medical information for free in an encrypted database and provides the user with the option of what information goes into the record and who sees that information. It is being launched only in the United States.

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Una piattaforma di servizi online che ponga il malato al centro di una rete, coinvolgendo medici di base, ospedali, farmacie, laboratori di analisi, ministeri, renderebbe possibile la gestione e il controllo dei processi dei servizi sanitari, incrementando la produttivita' e migliorando la qualita' del servizio abbattendo i costi.

Applicazioni di controllo dei processi industriali, gestione e comunicazione dei dati clinici e delle terapie farmacologiche, gestione e schedulazione delle risorse infermieristiche e di laboratorio/diagnostiche, monitoraggio dei pazienti e distribuzione dei farmaci, potrebbero dimezzare i costi sanitari.

Dobbiamo investire su un sistema italiano, con massima priorita'.

mercoledì, settembre 05, 2007

insulti della natura


L'aborto selettivo e gli «insulti della natura»

(di Patrizia Tolot*)
Continua a far discutere la recente vicenda dell'Ospedale San Giovanni di Milano, ove tramite un aborto selettivo riguardante due gemelli, è stato soppresso un feto senza patologia e successivamente anche quello con sindrome di Down. Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo un'altra dura opinione su questo delicato tema, proprio dalla madre di una persona con sindrome di Down

Disegno di due bambini a cavallo di giraffe verso la luna
Che "sollievo" sapere che la medicina lavora per "fare pulizia"... Così la razza umana si "purifica" e come ha dichiarato in questi giorni sulla stampa un certo dottor Viale, «ci sono sempre meno bambini handicappati»... Chissà mai che nel futuro non dovremo più sopportarne la vista per la strada!... Ma qualcuno di questi Signori della Scienza ha mai pensato di chiedere agli interessati cosa pensano? Lo sanno che gli "handicappati" sono persone con una loro vita e molto spesso ne sono anche molto soddisfatti?

Dopo la fresca approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità fa proprio bene al cuore vedere che questa avanzatissima scienza ne calpesta proprio il più importante, ovvero il Diritto di esistere!
Noi genitori di ragazzi Down sappiamo bene quanto "terrorismo da sindrome" ci sia tra i medici! Non servono le parole, bastano i silenzi, i respiri profondi di chi pensa di doverti dare la "mazzata", gli occhi rivolti al cielo di chi non sa come dirti che tuo figlio che tu già senti muoversi è «affetto da sindrome di Down» e già lo etichettano come un malato cronico.
Ma il "bello" deve ancora venire perché da lì incominciano a parlarti di una serie infinita di problemi che tutto questo comporterà per la tua e la sua vita: in poche parole tu hai dentro "un piccolo mostro".
Nessuno pensa mai di mettere in contatto questi genitori terrorizzati con qualche altra famiglia che già sta vivendo l’esperienza e che - ve lo dice chi di figli ne ha tre - molto spesso ha tanti più pensieri e preoccupazioni con i figli "normali".

Ma come ha osato quel piccolo Down spostarsi dentro il nido della mamma e disorientare quella povera dottoressa dell'Ospedale San Giovanni di Milano che lo doveva prendere ed eliminare? Pensate, l’aveva fregata! Eh no… la dottoressa ha estratto "l’artiglieria pesante" e lo ha preso, cosicché da due vite siamo arrivati a due morti. Unica consolazione: abbiamo risparmiato alla "comunità civile" una persona Down, un "insulto della natura"...
Già, proprio "insulto della natura", così lo psicologo di un consultorio familiare dell’ULSS 16 aveva detto ad una giovane coppia che si era rivolta a questo valente esperto di problemi familiari! Per rispetto al loro piccolo la famiglia non si è rivolta ai media e ha solo scritto lettere di protesta. Risposte? Il nulla più assoluto!

Ma noi siamo i genitori sopravissuti alle diagnosi prenatali e siamo fieri dei nostri "insulti della natura" e voi, cari medici, non sapete quanto felici siano di vivere!
Forse però il dato più triste è che sulle persone Down non vi sia più alcun interesse scientifico, al punto che ancora non se ne conoscono le cause. Ma che senso avrebbe fare ricerca? Giusto, dottor Viale? Sopprimiamoli prima, dal momento che nel passato recente vi sono già stati dei "bravi maestri" in questo senso. Ora, poi, le tecniche sono molto più raffinate, anche se l’obiettivo di fondo ci sembra maledettamente simile!

*Presidente dell'Associazione Down D.A.D.I. (Down, Autismo e Disabilità Intellettiva).