lunedì, dicembre 17, 2007

nave cargo con vela aquilone

Energie rinnovabili nella navigazione riprendono impulso. Una versione piu' efficiente delle vele - l'aquilone - puo' essere impiegata grazie alla disponibilita' delle tecnoclogie di controllo a costi compatibili con la necessita' strategica di investire diversificando dalle tradizionali energie fossili, ormai proibitive in prospettiva.

Varata la nave cargo con vela aquilone - LASTAMPA.it

Si tratta di un grande aquilone attualmente di 160 metri quadrati, manovrato da un computer, che permetterà di risparmiare fino al 20% delle spese di carburante per il motore marino, tuttora comunque lo strumento primario di locomozione della nave. Quando l’aquilone sarà portato a 320 mq di superficie, dopo le prime esperienze pratiche, il risparmio potrebbe arrivare fino al 35%.

Il primo viaggio del Beluga Skysails sarà a gennaio prossimo con destinazione Venezuela. Se il sistema si rivelerà valido, altre due navi più grandi della stessa società saranno dotate del rivoluzionario sistema con vele da 600 mq in grado di garantire un risparmio di carburante di 6.00 dollari al giorno.

Alitalia comunque un fallimento.

Condivisibilissima l'analisi di trend online. Comunque vada, Alitalia sara' un fallimento.
Sarebbe stato molto meglio che fallimento reale fosse stato a tempo debito, diversi anni fa, come e' stato per Swissair. Oggi si sarebbe risolto tutto, con slancio vitale per l'economia.
Ovvio che la depressione italiana viene resa piu' grave da queste situazioni, sistematiche.

Trend Online


Alitalia: anche un bimbo saprebbe cosa fare

Vorrei solo farvi leggere cosa ho scritto il giorno 28 aprile sul mio blog a riguardo di Alitalia...
In particolar modo il punto 10. Allora valutai l'Alitalia 0,36. Sembrerebbe che Air france abbia offerto 0,35. Forse Spinetta, AD di Air France ha letto il nostro blog?
Battute a parte....essendo passati altri 7 mesi ed essendo le perdite aumentate...sembrerebbe che 0,35 sia un regalo...
ALITALIA
Vi ricordo che la vendita della compagnia ad Air france sarebbe un errore colossale. Per due soldi si comprerebbero tutti i passeggeri italiani che decidano di volare.
Ogni volta che compreremo un biglietto pagheremo una tassa a un francese!!!
Se invece la società andasse alla cordata Air One Intesa Goldman Sachs...sarebbe fatto un altro errore. Si sceglierebbe un operatore italiano che da solo non potrebbe competere nel mondo senza la scelta di un adeguato partner industriale. Se il partner dovesse uscire allo scoperto in un secondo tempo sarebbe un'altra brutta storia del capitalismo locale opaco e incapace di decidere.
L'unica soluzione accettabile sarebbe la vendita a un operatore italiano insieme ad un operatore asiatico.L'Italia diverrebbe testa di ponte per far arrivare milioni di asiatici in Europa. Un mercato in crescita esponenziale. Una scelta che anche mio figlio di 11 anni ritiene ovvia... Peccato che le compagnie europee come la British o Air France o Lufthansa vedrebbero arrivare in casa un concorrente agguerrito e pericoloso.
E allora....allora ancora una volta i nostri politici si arrendono ai voleri dei potente asse Franco-inglese-Tedesco.
Ripeto, comunque vada la scelta sarà politica e non industriale.
Stare lontani dal titolo...consiglio che vi ripeto dall'inizio del blog.

sabato, novembre 24, 2007

India’s $15 Billion Software Challenge

India’s $15 Billion Software Challenge:
20 November 2007, 17:28 by Red Herring Staff

Indian companies should embrace innovation and focus on developing original software, industry leaders said Tuesday at a technology forum in Bangalore. They challenged Indian entrepreneurs to grow the country’s output of software from the current $1 billion to $15 billion by 2015. The call comes as India struggles to overcome cultural obstacles to innovation in a bid to grasp a sliver of the global software market, estimated at $300 billion.

'The growth of the Indian sector can only be limited by the risk-taking ability of the entrepreneurs and the venture capitalist funding ecosystem,' said Subash Menon, head of the product forum formed by the National Association of Software and Service Companies to promote India’s software industry. Mr. Menon’s remarks came in a speech at the opening session of Nasscom Product Conclave 2007.

India is the world leader in software outsourcing and services, but only a few Indian companies have delivered original software products. They include i-flex (now part of Oracle), Mr. Menon’s Subex Azure, Sasken, Tally, Tejas, and IndiaGames. Sameer Bhatia, a co-founder of Hotmail, indicated that he did not expect innovation to come from the large companies that dominate India’s IT services business.

“Ninety percent of product innovation comes from smaller companies ... and they get acquired by large global companies,” he said.

Mr. Bhatia cited a number of cultural obstacles to innovation. “India lacks the ‘questioning’ spirit,” he declared. “Nobody in our education system encourages you do creative thinking, solve problems, and get to working in a team. They should be encouraged to take a risk and not be afraid of it.” Mr. Bhatia and Jack Smith founded Hotmail, the first web-based e-mail service, in 1996 and later sold it to Microsoft for $400 million. “Nine out of ten companies fail in the Silicon Valley, and it’s only on failures that [the] success of the Valley was built,” Mr. Bhatia went on. “In India, too, there will be a few breakthroughs only if there are a number of failures–that’s the only route to making headway in product development.”

Ashish Gupta of Helion Ventures, an India-focused venture fund investing in high-growth technology firms, said he did not expect the situation to change quickly. “The big question today is whether product companies will come out of India,” Mr. Gupta said. “But I can say that we have reached an inflection point in India, and VCs are looking at this segment quite seriously.”

Sharad Sharma, head of Yahoo India’s R&D unit, said he had detected a change in attitude toward product creation. He said that when they have done campus recruitment in schools there has been a gradual change. The difference is that students are finally beginning to understand product companies.

“This was not seen two to three years ago,” he said.

The biggest obstacle for would-be innovators in India may be money. “The early stages of venture capital financing are underserved in the Indian market, despite their critical importance to the innovation chain,” said Samir Sood, Google's head of corporate development for South Asia. Google has made investments in two seed-stage funds this year, hoping to trigger the growth of startups.

But getting funding for product firms is still a hard route. Ramani Kothandaraman, who started Druvaa Software, a company focused on data protection, had a hard time pulling together an angel round of $250,000. He finally got $150,000 from entrepreneur Rehan VarKhan, who is a part of the Indian Angel Network. Even that sum, he says, depended on $80,000 that his reseller was pitching in. “We have our first product and don’t even have the money to file the patent.”

But VCs see some hope down the road for entrepreneurs like Mr. Kothandaram. Sudhir Sethi, founder and chairman of IDG Ventures, said “Forty three percent of our dealflow has been in product companies, while the rest are in Internet and mobile space.” But even Mr. Sethi admitted that his fund only considered companies that have been in business three or four years.

If Indian entrepreneurs are to meet Nasscom’s $15 billion challenge, getting funding may be a bigger obstacle than coming up with an innovative product.

lunedì, novembre 19, 2007

Concorso Android, "l'Italia può partecipare"

Concorso Android, spunta una soluzione Il docente-blogger: "l'Italia può partecipare"

Scorza "suggerisce" ai legali che assistono Google di leggere l'articolo 6 del Dpr 430 del 2001, che regola i concorsi e le operazioni a premio, e che esclude da queste restrizioni i concorsi per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale. Il premio, in questi casi, viene considerato come "corrispettivo di prestazione d'opera" o come "riconoscimento del merito personale o un titolo d'incoraggiamento nell'interesse della collettività". A suggerirla è il blog di Guido Scorza (www.guidoscorza.it), ricercatore in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie e docente alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna.


"Un'iniziativa quale l'Android Challenge - commenta il docente-blogger - rientra certamente in tale esclusione e, quindi a essa non si applica la speciale disciplina che potrebbe aver scoraggiato Google, con la conseguenza - conclude Scorza - che sarebbe auspicabile un'immediata sua riapertura anche al pubblico italiano".

Il concorso internazionale partirà il 2 gennaio 2008; entro due mesi da quella data i partecipanti potranno inviare a Google i propri software. I 50 migliori saranno premiati con 25 mila dollari ciascuno. Questi 50 saranno chiamati a sviluppare ulteriormente i propri software per concorrere ad altri dieci premi da 275 mila dollari e altrettanti da 100 mila dollari.

giovedì, novembre 15, 2007

Inside The GPhone: What To Expect From Google's Android Alliance -- InformationWeek

Inside The GPhone: What To Expect From Google's Android Alliance -- InformationWeek: "Inside The GPhone: What To Expect From Google's Android Alliance If you think the Google Phone is all talk, you're wrong: Here are eight technologies--GPS, multimedia, mobile Web browsing, gaming graphics, and more--which Open Handset Alliance members will bring to the upcoming mobile handset. By Alexander Wolfe InformationWeek November 13, :00 AM"

lunedì, novembre 12, 2007

in Italia business environment peggio della Lituania

Per l'Economist l'Italia è la Cenerentola del fisco - Il Sole 24 ORE

La ricerca dell'Economist valuta, a livello globale e regionale, la competitività di un Paese e il suo business environment all'interno del contesto internazionale in cui opera, assegnando, attraverso un indice sintetico generale, un valore compreso tra 1 (pessimo business environment) e 10 (ottimo business environment).

l'Italia si piazza al 41esimo posto al mondo, superata da Ungheria, Polonia e Lituania.

La distanza con la Spagna, che si posiziona al 22esimo posto a livello mondiale, sembra ormai incolmabile.

Ai primi due posti ci sono di nuovo nei prossimi cinque anni Danimarca e Finlandia, Paesi che hanno salari più alti di nostri e che hanno un sistema di welfare tra i migliori al mondo.

Dallo studio emerge che l'Italia è il paese con le peggiori condizioni fiscali tra gli 82 paesi considerati. Nonostante, infatti, il punteggio del Belpaese in materia di regime fiscale sia rimasto invariato, l'Italia non solo rimane ultima a livello regionale, ma precipita in fondo alla classifica mondiale. Per l'Economist, la pessima performance è attribuibile allo scoglio dei contributi per la sicurezza sociale, all'incertezza che grava sull'ambito pensionistico, oltre che all'elevato rapporto che intercorre tra livello di tassazione e il Pil.

Per Elido Fazi, amministratore unico di Business International, «il nostro mercato del lavoro e il nostro regime fiscale sono tra i peggiori al mondo e non miglioreranno di molto nei prossimi cinque anni.

Inoltre, a fronte di modesti miglioramenti percentuali (+4%), si registrano perdite di posizione in entrambe le classifiche per il comparto infrastrutture, dove, a detta dell'Economist, non riusciamo ancora a cogliere pienamente le opportunità legate alla nostra posizione geografica e al continuo aumento di merci e passeggeri.

A livello globale, infine, spicca il calo degli Stati uniti, che perdono 5 posizioni, da quarti a noni, mentre il Paese che risulta in più forte miglioramento nel prossimo quinquennio è l'India, che risale ben 8 posizioni.

Danimarca e Finlandia, Paesi che hanno salari più alti di nostri, hanno un sistema di welfare tra i migliori al mondo. Penso che sia arrivata l'ora che i nostri leader, sia quelli nuovi che quelli vecchi, diano un'occhiata e studino per bene le riforme che questi due Paesi hanno fatto negli ultimi dieci anni. Difendere veramente chi ha bisogno e riformare il welfare, come fanno Danimarca e Finlandia non mi sembra né di destra, né di sinistra».

giovedì, novembre 08, 2007

Think up, progetto triennale (2007-2009) from Torino Piemonte

THINK UP Advanced ICT solutions from Torino Piemonte:

Think up, progetto triennale (2007-2009) della Camera di commercio di Torino per la promozione internazionale delle imprese ICT piemontesi, sostenuto dalla Regione Piemonte nell'ambito dei fondi strutturali europei e sviluppato insieme ai partner: Fondazione Torino Wireless, CSI-Piemonte e Centro Estero per l'Internazionalizzazione.

Obiettivo del progetto è favorire la crescita delle imprese piemontesi operanti nel settore ICT, grazie a un percorso di accompagnamento caratterizzato da una serie di azioni mirate per la promozione e l'assistenza delle imprese (scarica la scheda tecnica del progetto).

Il progetto prevede 2 livelli di intervento:

  • Livello I (base), per il quale sono previste attività di formazione, informazione e promozione settoriale.
  • Livello II (avanzato), il quale garantisce alle aziende che superano la selezione, l'accesso a servizi di consulenza personalizzata per la ricerca di opportunità di business all'estero.
Per il 1o anno le selezioni sono già state effettuate, tuttavia le imprese piemontesi possono iscriversi gratuitamente al progetto per cogliere le opportunità offerte dall'assitenza di I livello e sviluppare gli strumenti che possano consentire loro di accedere in seguito alle fasi di selezione per il II livello.

Solar Startup Ausra Inks $1B Deal With PG&E

Solar Startup Ausra Inks $1B Deal With PG&E

Pacific Gas and Electric on Monday announced that it signed a 177-megawatt solar thermal power purchasing agreement with Ausra.

According to John O'Donnell, Ausra's executive vice president, the twenty-year agreement will generate over $1 billion in revenue for the Palo Alto, California-based start-up.

The plant will be located in San Luis Obispo County, California, and is expected to begin generating power in 2010. Ausra has filed its application for certification for this plant with the California Energy Commission, which must grant approval before construction begins.

PG&E supplies 12 percent of its energy from renewable sources, said Keely Wachs, PG&E’s environmental communications manager.

“PG&E continues to aggressively add renewable electric power resources” to its supply and the company is confident that it will meet or exceed its 20 percent renewable energy goal by 2010, he said.

Proving that bigger isn’t always better, the plant will use only one square mile of land and will burn no fuel, use minimal water, and have no air or water emissions.

Ausra’s Compact Linear Fresnel Reflector (CLFR) solar technology utilizes the heat from the sun’s rays to create steam. Solar collectors boil water at high temperatures to power steam turbine generators.

Because Ausra’s flat mirrors–called Fresnel reflectors–are never more than eight feet off the ground, they cast shorter shadows that allow them to be built close together. This means Ausra only needs 2-2.5 acres of land per megawatt compared with 5 acres per megawatt for solar trough systems or 7 acres per megawatt for solar dish engine systems, Mr. O’Donnell said.

Compared with other power purchase agreements in California in the last few years, the new agreement with Ausra is among the smallest.

According to Mr. Wachs, PG&E’s 553-megawatt power purchase agreement with Solel-MSP-1, a subsidiary of Israel-based Solel Thermal Systems, in July is the single largest solar commitment in the world right now.

PG&E has also entered an agreement with Oakland, California-based BrightSource Energy for a 500-megawatt plan to be announced soon.

Although these agreements dwarf the deal with Ausra, New Energy Finance analyst Nathaniel Bullard said that Ausra is well-positioned.

lunedì, novembre 05, 2007

Google Open Handset Alliance crea la piattaforma wireless.

Google Makes Its Entry Into the Wireless World - New York Times

Mobile phones based on Google’s software are not expected to be available until the second half of next year. They will be manufactured by a variety of handset companies, including HTC, LG, Motorola and Samsung and be available in the United States through T-Mobile and Sprint.

The phones will also be available through the world’s largest mobile operator, China Telecom, with 332 million subscribers in China, and the leading carriers in Japan, NTT DoCoMo and KDDI, as well as T-Mobile in Germany, Telecom Italia in Italy and Telefónica in Spain.

The 34-member Open Handset Alliance, as the group is called, also includes many of the leading makers of mobile phone chips, like Broadcom, Intel, Qualcomm and Texas Instruments, as well as SiRF Technology Holdings, Marvell Technology Group, Nvidia and Synaptics. EBay (which owns the Internet calling service Skype), Nuance Communications, NMS Communications and Wind River Systems are also members of the group.

The technology is expected to provide cellular handset manufacturers and wireless operators with capabilities that match and potentially surpass those using smartphone software made by Apple, Microsoft, Nokia, Palm, Research in Motion and others. In contrast to the existing competitors, Google’s software will be offered freely under “open source” licensing terms, meaning that handset manufacturers will be able to use it at no cost and be free to add new features to differentiate their products.

As speculation about Google’s efforts trickled out over the last several months, expectations that the company would build what has been called a Google Phone or GPhone have mounted.

But for now at least, Google will not put its brand on a phone. The software running on the phones may not even display the Google logo. Instead, Google is giving the software away to others who will build the phones. The company invested heavily in the project to ensure that all of its services are available on mobile phones. Its ultimate goal is to cash in on the effort by selling advertisements to mobile phone users, just as it does on Internet-connected computers.

“We are not building a GPhone; we are enabling 1,000 people to build a GPhone,” said Andy Rubin, Google’s director of mobile platforms, who led the effort to develop the software.

Mr. Rubin said the open-source strategy would encourage rapid innovation and lower the bar to entry in the highly competitive handset market, where software accounts for an increasing share of the cost of making a phone.

lotteria cinese. prima al mondo

Tgfin - PetroChina batte Exxon

PetroChina ha infatti capitalizzato una cifra pari a circa un trilione di dollari (il trilione equivale a mille miliardi), distanziando di parecchio la Exxon che sulla base del prezzo di chiusura del titolo di venerdì scorso a New York vale 488 miliardi di dollari.

Gli analisti considerano comunque eccessivo l'entusiasmo degli investori cinesi e l'andamento del titolo nella più "matura" Borsa di Hong Kong, dove il titolo ha segnato un ribasso del 6,63%, sembra dar loro ragione. Tra l'altro su quella piazza, sottolinea il "Financial Times" online, PetroChina vale solo 420 miliardi di dollari, e cioè meno della Exxon.

nella prima metà del 2007, l'utile netto del gigante cinese è stato di 10,9 miliardi di dollari, contro quello di 19,5 miliardi della Exxon. In Cina, ricorda Dong Yong, anche lui analista a Shanghai, "il settore petrolifero è controllato dallo Stato e se Pechino decide di non aumentare i prezzi dei prodotti petroliferi, gli attuali prezzi del greggio diventeranno un fattore negativo per la PetroChina, che è anche fortemente impegnata nella raffinazione".

La scorsa settimana le autorità cinesi hanno aumentato i prezzi di vendita dei prodotti petroliferi fino al 10% (9,1% per la benzina, 9,9% per il diesel) riducendo così le perdite per le compagnie petrolifere cinesi, che comprano larga parte del loro petrolio sul mercato internazionale, dove l'oro nero ha toccato il prezzo record di 96 dollari al barile, e lo devono rivendere a prezzi controllati dallo Stato.

Nelle scorse due settimane questa situazione aveva portato a una scarsità di prodotti petroliferi sul mercato, dovuto soprattutto al fatto che le piccole raffinerie hanno smesso di produrre. Cinque province (compresa quella di Shanghai) sono state costrette a ricorrere al razionamento. Non è chiaro se l'aumento dei prezzi sia sufficiente a convincere la compagnie a produrre o a importare più petrolio, mettendo così fine alla scarsità.

Le preoccupazioni riguardano in generale l'andamento della Borsa di Shanghai, che ha oggi cento milioni di conti registrati. La massiccia crescita economica degli anni scorsi ha infatti creato nel pubblico un'euforia che ha portato a un boom che non sembra conoscere soste. Gli analisti rilevano prima di tutto che il mercato cinese è ancora isolato da quello internazionale perchè la valuta locale, lo yuan, non è convertibile e perchè gli investimenti degli stranieri sono ancora sogetti a forti limitazioni. Inoltre, aggiungono, i dati sul reale andamento delle compagnie sono disponibili solo raramente e le decisioni di investimento vengono prese su basi incerte.

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viene un dubbio: che sia imminente una rivalutazione corposa dello yuan?

vista la crescita del mercato interno cinese, sarebbe un modo per rallentarlo.

giovedì, novembre 01, 2007

bee creative.

Lo spot dell'iPod preso da YouTube

Nick Haley il mese scorso ha pubblicato su YouTube un video di 30 secondi.


PRONTO, PARLA APPLE - «Mi hanno contattato con una e-mail mentre ero in autobus. Il messaggio recitava: "Rappresentiamo Apple, abbiamo visto il tuo video e vorremmo parlarne con te"», ha dichiarato il ragazzo. Giunto a destinazione, i pubblicitari lo hanno convinto a riprodurre il video con mezzi più professionali. Non sono stati fatti cambiamenti rispetto al video originale, che è solo stato ripulito e pubblicato con più attenzione.



In effetti i pubblicitari e Apple non hanno voluto modificare la versione originale, proprio per mantenere la freschezza dello stesso. È il trionfo dei contenuti generati dagli utenti, che se ben realizzati come in questo caso, riescono a oltrepassare l'ambito puramente amatoriale.

venerdì, ottobre 26, 2007

Cosa si cerca di più su Internet?

BIweb.it - Informazione, Formazione e Consulenza - Scheda News

Cosa si cerca di più su Internet?

Da una ricerca dell’Opa (Online Publishers Association Europe) risulta che i siti più visitati on line durante le ore lavorative sono quelli di informazione e notizie. La visione di notizie su Internet durante le ore diurne supera quella dei media tradizionali e cresce anche nelle prime ore serali. Le notizie sono dunque il motivo principale di navigazione dei lavoratori.

Lo studio mette a confronto le abitudini e preferenze dei cibernautici lavoratori di sei paesi europei, Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Svizzera e conferma che il prime time per la rete è il giorno. È quindi questo lo spazio temporale migliore per gli investimenti pubblicitari volti a colpire alcune tipologie di target, ovvero il pubblico con alto grado di istruzione e buona propensione alla spesa.

La ricerca sorprende anche nel constatare che l’uso di Internet è preferito ai media tradizionali spesso anche nelle ore serali e che l’uso di Internet si è evoluto negli ultimi tre anni. Anche l’efficacia della pubblicità è cresciuta e la ricerca constata come quella diffusa su Internet venga sempre più spesso utilizzata come criterio per decidere gli acquisti. Esistono anche differenze a livello nazionale: in generale in Europa gli utenti tipici sono uomini sopra i 35 anni, ma in Spagna il dato si sposta a favore delle donne, mentre in Francia si abbassa l’età media al di sotto dei 35 anni.

Oggi il 73% degli utenti va on line tutti i giorni mentre le visite durante la prima serata si abbassano al 67%. Il 67% è anche la percentuale di coloro che usano Internet per cercare informazioni sui prodotti, percentuale che nel 2004 era del 48%. La pubblicità su Internet viene considerata come più innovativa e informativa ed aumenta di credibilità se posizionata su siti di informazione di fiducia.

ActionThis: Team management, Task management, Project management

ActionThis: Team management, Task management, Project management

KillerStartups.com™

KillerStartups.com™

KillerStartups.com is a user driven internet startups community. Entrepreneurs, investors, and bloggers are staying informed on up-and-coming internet startups using our blog platform, where internet entrepreneurs submit their startup to see what others think about it.

Our vision:
“Tapping the wisdom of crowds to find the next internet big thing.”
We deeply believe in the power of crowds, and we want to put it to good use by detecting in an early stage what’s going to be big.

History and Development:
After acquisitions such as the ones of MySpace and YouTube, and success stories such as Kayak, PriceGrabber, Facebook and many others, everybody started looking for “the next big thing” on the internet.

A new wave began!

We believe “the next YouTube” is going to be somewhere here, on KillerStartups.com. That’s our goal. We aim to provide you with that info right at the birth of the startup, when it’s only a promise. It will be up to you to detect it and do something with that information. We believe our community will be able to spot “the next YouTube”, and in order to achieve this goal, we are providing what we believe to be the right tools for this kind of discovery.

mercoledì, ottobre 17, 2007

Fuser - tutti i messaggi email e socialnetwork

Fuser ti permette di aggregare tutti i messaggi email dei vari account

Fuser è uno di quei servizi che punta a semplificare la vita, almeno quando siamo su Internet. Lo scopo principale di Fuser è quello di aggregare in un unico posto tutte le email ed i messaggi provenienti dai vari siti di social networking. Il servizio è ancora in fase beta (come ormai è tradizione ;)) e non consente solo di ricevere i messaggi, ma è pure possibile rispondere. Oltre alla semplice visione dei messaggi Fuser aggiunge anche qualche servizio di analisi, utile per vedere quali sono gli amici che ci scrivono più spesso. L’utilizzo del servizio è gratuito, al momento Fuser è supportato dalla pubblicità di Google AdSense.

Provando il servizio ho constatato una notevole lentezza nel passaggio da una sezione all’altra. Non so se sono stato particolarmente sfortunato oppure se si tratta di un problema dovuto all’eccessivo carico dei server sui quali gira Fuser o alla pesantezza dell’applicativo.

I servizi supportati da Fuser sono: AOL, Exchange, Gmail, Hotmail, SquirrelMail, Yahoo e Yahoo Beta, MySpace e Facebook. Sono supportati inoltre i servizi di posta elettronica che consentono l’accesso per mezzo del protocollo POP3.

Will Wikio challenge Google News and Technorati?

Will Wikio challenge Google News and Technorati?

Wikio, a Switzerland based company, was released in private Beta yesterday night (in French). It is one of the most ambitious web launches born in Europe this year. Pierre Chappaz originated this idea after the successful adventure of his vertical ecommerce comparison engine Kelkoo, that was sold to Yahoo. He’s going to try to make it again but this time with an interesting news search service after he realized there was no true satisfactory solutions on the market. Wikio is a smart combination of Digg+Technorati+Google news. It should extend to other European countries and USA very soon.

Wikio is a really ‘web2.0′ news search engine

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L'idea e' buona, molto innovativa, ma ancora poco fruibile. Manca assolutamente l'aggregazione delle notizie (grooming) che in ordine sparso rende tediosa la selezione degli argomenti, per la quale googlenews e' superiore. Digg it ha il pregio di far subito "galleggiare" la notizia piu' votata, mentre non e' intuitivo vederlo con wikio. La grafica e' ottima come l'interazione utente. Manca la fonte in evidenza e sopratutto un sistema per selezionare i selezionatori, che renderebbe molto interessante il filtraggio qualificato delle notizie.

lunedì, ottobre 15, 2007

Come aumentare le tasse riducendo le aliquote | Epistemes.org

Come aumentare le tasse riducendo le aliquote | Epistemes.org

di Mario Seminerio

Abbassare le imposte per alzarle? Pare esserci questo dietro la riduzione di Irap e Ires prevista nella Finanziaria 2008 che – dietro una scelta, di per sé improntata a razionalità fiscale – introduce di fatto delle scelte di politica industriale, che rischiano di penalizzare soprattutto le piccole e medie imprese.

L’Irap, imposta regionale sulle attività produttive, è stata introdotta alla fine del 1997 dal primo governo Prodi, ministro delle Finanze Vincenzo Visco. È un’imposta il cui gettito viene destinato alle regioni per il finanziamento della spesa sanitaria e che, nella sua formulazione più generale, ha come base imponibile il valore della produzione netto delle imprese ossia il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e proventi di natura finanziaria. L’importo da versare si ottiene applicando alla base imponibile, detta Valore della Produzione Netta, un’aliquota secondo quanto previsto dall’Art.16 del Decreto Legislativo 446 del 1997. Questo articolo prevedeva originariamente al primo comma l’aliquota del 4,25%, al secondo l’aliquota differenziata dell’8,50% per le Amministrazioni pubbliche ed al terzo comma la possibilità di elevare la prima aliquota fino ad un massimo dell’1%. Con la Finanziaria 2006 è stato introdotto l’obbligo per le regioni in deficit sanitario di maggiorare l’aliquota dell’1 per cento, e tale misura è attualmente in atto per Abruzzo, Campania, Lazio, Molise e Sicilia, a compensazione del ripianamento statale a piè di lista del loro deficit sanitario cumulato.

In Europa, in particolare, sta per entrare in vigore la riforma tedesca della tassazione aziendale. Tale riforma punta a ridurre la pressione fiscale complessiva sulle aziende (oggi tra le più alte del mondo industrializzato) dall’attuale 38,7 per cento al 29,8 per cento. Il governo tedesco ha previsto di finanziare la riduzione delle aliquote nominali sulle imprese anche attraverso la riduzione al minimo dell’”arbitraggio fiscale”, che oggi consente alle imprese tedesche di trasferire i propri profitti all’estero e contabilizzare perdite in Germania, per sfruttare i più convenienti regimi fiscali esteri. Si stima che, attraverso questa forma di elusione, circa 100 miliardi di euro riescano ogni anno a sottrarsi all’imposizione tedesca. L’altra misura di finanziamento prevede, come detto, l’introduzione di una cedolare secca del 25 per cento su capital gains, interessi e dividendi da gennaio 2009. La riforma tedesca prevede, nel primo triennio di applicazione, un calo delle imposte pagate dalle società pari a ben 6,5 miliardi di euro, ferma restando la neutralità della manovra complessiva.

Il governo italiano ha espressamente affermato di aver progettato la riduzione delle aliquote Ires ed Irap (la prima al 27,5 per cento, la seconda al 3,9 per cento) sulla falsariga della riforma tedesca. Per fare ciò, è prevista l’eliminazione totale o parziale di tutta una serie di costi oggi deducibili dall’imponibile aziendale, quali le deduzioni extracontabili o gli interessi passivi. Lungi dall’essere la fedele riproposizione della riforma tedesca, la manovra avrà pesanti ripercussioni contabili e finanziarie su tutta una tipologia di imprese che sarebbero invece meritevoli di maggiore tutela.

Ad esempio, le aziende in fase di startup che hanno effettuato pesanti investimenti e subito perdite (civilistiche e fiscali) negli anni passati e che intravedevano il pareggio economico “dopo le tasse” si troveranno ora costrette a svalutare i propri crediti d’imposta ad un tasso Ires ridotto dal 33 al 27,5 per cento sulla totalità delle perdite già realizzate. Ciò determinerà un peggioramento immediato, già nel bilancio 2007, del risultato civilistico, che potrebbe risultare letale per le imprese meno patrimonializzate, esponendole all’alternativa tra ricapitalizzare e portare i libri in tribunale. Questo si sarebbe potuto evitare operando una maggiore riduzione sull’Irap (che continua a dover essere pagata anche da società in perdita!) anziché sulla sola aliquota nominale Ires, che avrebbe anche fornito un aiuto finanziario su una imposta (l’Irap), dovuta immediatamente e per contanti.

Le imprese piccole e piccolissime in fase di startup, caratterizzate da elevato indebitamento, subiranno inoltre conseguenze finanziarie molto pesanti. La Finanziaria 2008 prevede un tetto massimo di deducibilità degli interessi passivi pari al 30 per cento del risultato operativo. Ciò vuol dire che le aziende dovranno pagare le imposte su un utile gonfiato dalla minore deducibilità degli interessi passivi. E a poco serve consentire alle imprese il riporto a nuovo (nel quinquennio o decennio successivo) degli interessi eccedenti non immediatamente deducibili: l’azienda potrebbe aver già dovuto chiudere i battenti per dissesto finanziario, ovvero non poterli neppure aprire per incapacità di finanziare pure il fisco sugli interessi passivi inevitabili in assenza di sufficienti mezzi propri. Ancora una volta, il governo confonde gli aspetti finanziari con quelli contabili, per massimizzare nel breve periodo il proprio gettito fiscale.

venerdì, ottobre 05, 2007

Microsoft Launches Medical Information Storage Web Site

Microsoft Launches Medical Information Storage Web Site

Microsoft declared its health care intentions last year when it bought Azyxxi, a software system developed by a hospital to collect and display real-time patient data from a variety of sources. This year, it bought a start-up company that develops Web search technology for medical information.

Microsoft said it plans to reach out to doctors, hospitals and health services companies to build Web applications to work with HealthVault. It's a strategy similar to how it encouraged other technology companies to build applications on top of its Windows operating system.

Microsoft launched on Thursday a Web site that lets people store medical information online, moving into a consumer health care business targeted by Google and other technology players.

Microsoft's HealthVault stores medical information for free in an encrypted database and provides the user with the option of what information goes into the record and who sees that information. It is being launched only in the United States.

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Una piattaforma di servizi online che ponga il malato al centro di una rete, coinvolgendo medici di base, ospedali, farmacie, laboratori di analisi, ministeri, renderebbe possibile la gestione e il controllo dei processi dei servizi sanitari, incrementando la produttivita' e migliorando la qualita' del servizio abbattendo i costi.

Applicazioni di controllo dei processi industriali, gestione e comunicazione dei dati clinici e delle terapie farmacologiche, gestione e schedulazione delle risorse infermieristiche e di laboratorio/diagnostiche, monitoraggio dei pazienti e distribuzione dei farmaci, potrebbero dimezzare i costi sanitari.

Dobbiamo investire su un sistema italiano, con massima priorita'.

mercoledì, settembre 05, 2007

insulti della natura


L'aborto selettivo e gli «insulti della natura»

(di Patrizia Tolot*)
Continua a far discutere la recente vicenda dell'Ospedale San Giovanni di Milano, ove tramite un aborto selettivo riguardante due gemelli, è stato soppresso un feto senza patologia e successivamente anche quello con sindrome di Down. Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo un'altra dura opinione su questo delicato tema, proprio dalla madre di una persona con sindrome di Down

Disegno di due bambini a cavallo di giraffe verso la luna
Che "sollievo" sapere che la medicina lavora per "fare pulizia"... Così la razza umana si "purifica" e come ha dichiarato in questi giorni sulla stampa un certo dottor Viale, «ci sono sempre meno bambini handicappati»... Chissà mai che nel futuro non dovremo più sopportarne la vista per la strada!... Ma qualcuno di questi Signori della Scienza ha mai pensato di chiedere agli interessati cosa pensano? Lo sanno che gli "handicappati" sono persone con una loro vita e molto spesso ne sono anche molto soddisfatti?

Dopo la fresca approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità fa proprio bene al cuore vedere che questa avanzatissima scienza ne calpesta proprio il più importante, ovvero il Diritto di esistere!
Noi genitori di ragazzi Down sappiamo bene quanto "terrorismo da sindrome" ci sia tra i medici! Non servono le parole, bastano i silenzi, i respiri profondi di chi pensa di doverti dare la "mazzata", gli occhi rivolti al cielo di chi non sa come dirti che tuo figlio che tu già senti muoversi è «affetto da sindrome di Down» e già lo etichettano come un malato cronico.
Ma il "bello" deve ancora venire perché da lì incominciano a parlarti di una serie infinita di problemi che tutto questo comporterà per la tua e la sua vita: in poche parole tu hai dentro "un piccolo mostro".
Nessuno pensa mai di mettere in contatto questi genitori terrorizzati con qualche altra famiglia che già sta vivendo l’esperienza e che - ve lo dice chi di figli ne ha tre - molto spesso ha tanti più pensieri e preoccupazioni con i figli "normali".

Ma come ha osato quel piccolo Down spostarsi dentro il nido della mamma e disorientare quella povera dottoressa dell'Ospedale San Giovanni di Milano che lo doveva prendere ed eliminare? Pensate, l’aveva fregata! Eh no… la dottoressa ha estratto "l’artiglieria pesante" e lo ha preso, cosicché da due vite siamo arrivati a due morti. Unica consolazione: abbiamo risparmiato alla "comunità civile" una persona Down, un "insulto della natura"...
Già, proprio "insulto della natura", così lo psicologo di un consultorio familiare dell’ULSS 16 aveva detto ad una giovane coppia che si era rivolta a questo valente esperto di problemi familiari! Per rispetto al loro piccolo la famiglia non si è rivolta ai media e ha solo scritto lettere di protesta. Risposte? Il nulla più assoluto!

Ma noi siamo i genitori sopravissuti alle diagnosi prenatali e siamo fieri dei nostri "insulti della natura" e voi, cari medici, non sapete quanto felici siano di vivere!
Forse però il dato più triste è che sulle persone Down non vi sia più alcun interesse scientifico, al punto che ancora non se ne conoscono le cause. Ma che senso avrebbe fare ricerca? Giusto, dottor Viale? Sopprimiamoli prima, dal momento che nel passato recente vi sono già stati dei "bravi maestri" in questo senso. Ora, poi, le tecniche sono molto più raffinate, anche se l’obiettivo di fondo ci sembra maledettamente simile!

*Presidente dell'Associazione Down D.A.D.I. (Down, Autismo e Disabilità Intellettiva).

Energie rinnovabili, l'Italia all'avanguardia nel fotovoltaico - Il Sole 24 ORE

Energie rinnovabili, l'Italia all'avanguardia nel fotovoltaico - Il Sole 24 ORE

Tutti pronti a scommettere sulle ricerche trentennali di un fisico, ordinario all'Università di Ferrara, uno dei maggiori fotovoltaici italiani, Giuliano Martinelli.

Testardo, Martinelli ha progressivamente creato a Ferrara un gruppo di quasi una trentina di ricercatori. E le sue prime parabole hanno mostrato risultati straordinari. «Oggi possiamo proporci, entro quattro anni, di attaccare con questa nuova tecnologia fino al 10% del fabbisogno energetico nazionale». Senza contare che giganti industriali come St Microelectronics potranno produrre su vasta scala i suoi chip, su un progetto parabole a scala globale.

Concentrare la luce solare con una lente fino a duecento volte, duecento soli. E, con un sistema di microspecchi, spezzarla in quattro colori. Inviarli mirati su altrettante celle fotovoltaiche specializzate solo su quei colori, e capaci di convertirli in elettricità con alta efficienza. Ma, proprio perché specializzate, celle costruite con materiali a basso costo, in film sottile. Con il minimo ricorso al silicio iperpuro o a costosissimi cristalli di gallio o germanio.

Risultato: una parabola fotovoltaica, grande quanto un grosso disco satellitare, che già oggi, nei primi prototipi dell'Università di Ferrara, converte luce in energia al tasso del 40 per cento. Ma, entro tre o quattro anni, arriverà alla produttività record del 50%, con costi di produzione nettamente inferiori alle celle solari in silicio o in arseniuro di gallio. Bilancio: produttività record combinate a costi bassi, quindi il mix ottimale per sfondare il muro del suono del solare. Ovvero energia elettrica rinnovabile competitiva (e in futuro persino meno costosa) di quella da fonti fossili, petrolio, gas o carbone che siano.

Questo è, all'osso, l'identikit di SuntoGrid, il maggior progetto italiano nel fotovoltaico presentato oggi durante la sei giorni del fotovoltaico europeo in corso a Milano, e che vede duemila partecipanti anche dall'Asia e dagli Usa.
Sarà quindi l'Italia la protagonista del fotovoltaico di terza generazione, capace di superare, in economicità, anche l'elettricità da fonti fossili?

Può sembrare incredibile, in un industria in fortissima espansione (che quantomeno triplicherà il suo mercato entro i prossimi cinque anni, oggi stimato intorno ai 10 miliardi di dollari) dove si combattono a coltello giganti giapponesi, gruppi tedeschi, nuove imprese della silicon valley californiana e emergenti cinesi.

Ma SuntoGrid è un progetto originale che, appena presentato (riservatamente) per l'ammissione al fondo "Industria 2015" del Ministero delle Attività produttive, ha riscosso tali entusiasmi da vedere l'ingresso, nel suo consorzio operativo, di grossi nomi come St Microelectronics, Enel, Asm e Eni. In tutto ventiquattro partners, un numero inusuale per l'Italia, compresa una spinoff universitaria (la CPower, una cordata di piccole e medie imprese (Dichroic Cell, Angelantoni, Arcotronics), Enea, Cesi Ricerca, Cnr. In pratica un bel pezzo del gotha industriale della ricerca italiana.

martedì, agosto 21, 2007

Dash Navigation

Dash Navigation

Dash Navigation









Una startup americana Dash Navigation ha appena ricevuto il secondo round di 25 milioni, dopo un primo di 17 milioni, per mettere in betatest un sistema integrato di navigazione stradale. Comprensivo di un client GPS tradizionale, con integrata la connessione GPRS e Wifi per fare ricerche online su yahoo e per fornire feedback sul traffico reale a un sistema centrale di monitoraggio del traffico. In questo modo potra' indicare il routing migliore, in funzione del traffico stimato e dei reali tempi di percorrenza, evitando gli ingorghi.

Il CEO dichiara che in US vi sono 200 milioni di auto circolanti, con 10% delle quali dotate di GPS, con 18,000 nuove auto ogni anno con solo 15% delle quali dotate di GPS. Considerando anche che in US le zone ad alta intensita' di traffico sono molto poche rispetto al maggiore intasamento delle strade Europee, appare evidente che un simile sistema su base Europea dovrebbe contare su un mercato maggiore, con maggiori velocita' di adozione e diffusione. Sicuramente anche in Europa sta bollendo qualcosa in pentola, ma di solito, questi temi vengono affossati da grandi progetti europei con aziende concorrenti consorziate per realizzare leviatani che non riescono a decollare.

Chissa' se ora il vento del venture capital potra' dare benzina a quanche nuova azienda veramente competitiva?

mercoledì, luglio 11, 2007

Openmoko.org Portal Site

Openmoko.org Portal Site

Dopo il lancio di Microsoft e di Apple che affiancano Nokia nel proporre i computer wireless di ultima generazione, sara' interessante vedere che diffusione riuscira' ad ottenere il primo "OPEN WIRELESS COMPUTER" OpenMoko.

Da lunedì è partita la vendita online, da ottobre sarà sugli scaffali L'anti iPhone: Neo 1973, il cellulare fai da te.

mercoledì, luglio 04, 2007

Editori e discografiche tremano

Editori e discografiche tremano | Gremus: "Prima Lucio Dalla, poi Prince e chissà quanti altri hanno deciso di cominciare ad allungare la corda che li teneva impiccati alle case discografiche ed ai relativi distributori e commercianti. Gli artisti, più o meno affermati, hanno indossato l'elmetto da esploratori e si sono messi alla ricerca di nuovi canali di vendita,"

Loro si lamentano del dramma delle fotocopie: in realtà sono i primi fotocopiatori professionisti del lavoro degli autori. Altro non fanno. a parte i grandi, i piccoli vivono l'impresa come se fosse un dopolavoro e come se il marketing fosse ancora fermo al "porta a porta" o al massimo alle fiere di settore, ecco il quadro di uno sfacelo.

Oggi persino Sting si autoproduce, arrangiando da se e registrando nei suoi studi. Allestire uno studio digitale di alta qualità è oggi alla portata di tutti. L'artista si presenta al discografico con un demo che, in realtà, è già una preproduzione da ottimizzare. Nonostante questo il discografico pretende ancora di cedere minime quote di diritti. Ma per gli autori nulla è cambiato: vengono proposti, quando va bene, i soliti margini del 2, 3, 5 o al massimo 10 per cento sui proventi. Briciole insomma.
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Effettivamente la produzione e la distribuzione sono oggi delle commodities, accessibili a tutti. Sara' il viral marketing della musica, per passaparola tra chi la apprezza, a fare la differenza.

Questo e' un sistema che ruota attorno al web 2.0 ma soprattutto nella possibilita' di promuovere indici e classifiche in tempo reale, integrando i dati dei diversi canali online distributivi.

La parte del leone oggi la svolge itunes, ma sono interessanti anche le nuove proposte di Nokia, Apple e Microsoft ovvero quei nuovi terminali portabili che concentrano in un unico dispositivo, lettore mp3 e accesso in rete al sistema online distributivo.

La legge del marketing e' ferrea: vince sempre chi e' piu' vicino al cliente, quindi il client dal quale si cerca e ascolta la musica.
Con la penetrazione attuale del broadband, ancora scarsa, saranno i sistemi wireless il maggiore veicolo di promozione delle nuove tendenze, ovvero del viral marketing delle comunita' di ascolto e selezione. Gli "sneezers" ovvero i talent scout e critici online saranno come i "bloggers" per l'informazione il futuro canale di marketing indipendente, che determinera' il successo di un brano.
Direttamente dal produttore (autore) al consumatore.

Con il prossimo anno, questa idea a lungo coccolata, sara' realta'.

Viva la biomeccanica

Medical » Techzoogle



X-finger

Florida’s Didrick Medical Inc. has engineered the world’s first active-function artificial finger, the X-Finger®. Designed for partial finger amputees and to be a self-contained device, the silicon sheath device allows the user to regain “complete control of the flexion and extension movements” of the artificial finger in a realistic manner.

Feature and benefits:

- Body-Powered
The device is body powered, there is no need for external power supplies.

- Easy To Use
The replaced phalanges articulate in a natural pattern when the residual finger moves. This allows users to immediately utilize the device successfully without having to learn to use the device.

- Realistic Articulation
The components of the X-Finger have been designed to not only look realistic during articulation, but to also bend a silicone finger sheath in a realistic manner as well.

- Low Profile Design
The device has been designed to offer strength in the lowest profile design possible.

- Light Weight
While each X-Finger’s size is slightly different, an average adults index finger will weigh less than 10 grams for the entire assembly, excluding a silicone sheath.

- Independent Control of Each Finger
The X-Finger® will allow the user to regain complete control of the articulation of the device simply by moving their residual finger. Benefits will include typing; playing a musical instrument or anything that requires the full dexterity of a hand.

Each X-Finger is custom made to fit the amputee and is comparably prices to a non-functional equivalent. Very impressive indeed and thumbs up to these guys who will create a better life for the many amputees out there in the world.

Product Page [Didrick Medical]

martedì, luglio 03, 2007

Innovativo controllo demografico cinese.

Cina: 750mila morti l'anno per inquinamento - Corriere della Sera

Molto piu' efficace del controllo delle nascite, considerando che sono malcontati almeno 1,500,000,000 di cui un buon 300,000,000 con tenore di vita e quindi di consumi pari al mondo occidentale, per mantenere un equilibrio globale sono stati stimati almeno 1,000,000,000 esuberi.

Una moderna eutanasia che concorre alla crescita economica cinese.
Fossero anche un milione all'anno, prima di estinguere tutti gli esuberi c'e' un millennio di tempo.
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Pechino riesce a censurare un rapporto della Banca Mondiale che parlava della strage silenziosa: ma Financial Times rivela la notizia


PECHINO (CINA)
- Un dato tanto scioccante da tentare e riuscire (almeno in parte) a imporre la censura. In Cina infatti ogni anno l’inquinamento atmosferico provoca un vero e proprio sterminio di massa: 750.000 vittime. Ma Pechino non vuole che si sappia, perchè queste informazioni potrebbero causare «turbative dell’ordine pubblico» e quindi nei dati ufficiali non ve ne è traccia, come per i desaparecidos in Sud America.
BILANCIO - L’impressionante bilancio delle vittime viene diffuso oggi in prima pagina dal Financial Times, e - a quanto riferisce il quotidiano - era contenuto in uno studio pluriennale congiunto Cina-Banca Mondiale. Ma Pechino ha ritenuto che 750.000 morti l’anno a causa dell’aria inquinata fosse un’informazione troppo «delicata», e ha così chiesto, e ottenuto, che venisse rimossa dalla relazione finale, prosegue il Financial Times, assieme a circa un terzo di tutti i dati raccolti. «Alla Banca Mondiale è stato detto che non poteva pubblicare queste informazioni», ha riferito uno dei consulenti che hanno collaborato allo studio. Altre informazioni, si legge, sono state rimosse perchè ritenute non affidabili. Secondo un precedente rapporto, sempre della Banca Mondiale, tra le 20 città più inquinate del mondo 16 sono metropoli cinesi. «In Cina - afferma il Financial Times - le reali proporzioni dell’inquinamento atmosferico e delle acque sono state tenute nascoste all’opinione pubblica».
03 luglio 2007

Odore di bancarotta?

Coniugando le due visuali sul sistema paese, non marca bene sul fronte economico/politico.

Ecco perche' fanno tutti melina, per non andare al voto.

Phastidio.net | I falsari

http://claudiorise.blogsome.com/2007/06/25/le-proteste-di-chi-lavora/

lunedì, luglio 02, 2007

finanza creativa del Piemonte

Gara sospetta, prestito inutile: la finanza creativa del Piemonte
un mercato che vale centinaia di milioni, che in modo poco trasparente, passano da Comuni e Regioni a grandi banche internazionali. 14 novembre 2005. Poche righe: «Il sottoscritto Nicola Porro conosce in anticipo i vincitori della gara di selezione di un arranger per operazioni finanziare indetta dalla Regione Piemonte: Merrill Lynch, Opi-SanPaolo e Dexia».

La gara si chiude il giorno dopo. Passano sei mesi e arriva la delibera della giunta di Mercedes Bresso e annuncia quello che in molti, e chi scrive, sospettavano: le carte della gara erano segnate. A vincere sono le tre banche indicate nel testamento, nonostante la lista degli invitati fosse lunga. Il filo rosso che lega questa emissione da 2 miliardi di euro alle precedenti storie di Bassolino&Co sono i fratelli Pavesi.

La Regione Piemonte (documento protocollato 36718\9) nell’invitare Merrill Lynch a partecipare alla gara invia un fax proprio a Napoli a Gianpaolo Pavesi, quasi fosse egli stesso il legale rappresentante di Merrill Lynch in Italia. La gara per questa obbligazione da due miliardi parte male, malissimo. Non solo perché si fa una gara con dei vincitori già scelti, ma perché in pochi sentivano in Regione l’esigenza di un nuovo bond. Certo i Pavesi e Merrill Lynch erano molto ben conosciuti a Torino. Bresso li aveva già utilizzati per una serie di rifinanziamenti in provincia, quando la signora ne era presidente. Ma in Regione affari zero. E soprattutto alla direzione Bilancio della Regione Piemonte vi è un gruppo di funzionari galantuomini, poco avvezzi alla finanza innovativa e ancor di più ad operazioni costose per i contribuenti.

La giunta decide per le tre banche. La struttura dell’assessorato al Bilancio si mette, per quanto possa, di traverso. C’è infatti un nodo da sciogliere: i mutui in essere sono a tassi così competitivi che diventa ben difficile spiegare per quale motivo essi debbano essere sostituiti con il nuovo bond. Il Monte dei Paschi infatti aveva erogato, in quattro tranche, prestiti ad un tasso di interesse ottimo: l’euribor a sei mesi (è il tasso che si applicano le banche quando si prestano i soldi tra di loro, nda) meno un punto base. Imbattibile. Alla fine l’affare si farà ma un tasso di interesse superiore e cioè «Euribor flat» (un punto base in più rispetto ai mutui Mps).

Ma la legge è salva. Infatti la Regione riesce a piazzare un’infinitesimale tranche delle sue obbligazioni, 56 milioni di euro, alle due Fondazioni bancarie di Torino e a quella di Cuneo, in parte controllate proprio dagli enti locali e dalla politica. Alle Fondazioni si vendono bond della durata di sette anni con l’obbligo di non cederli almeno per quattro. Una complessa struttura fiscale che permette all’emittente, e cioè la Bresso, di portarsi a casa un credito di imposta del 12,5%. E così giustificare da un punto di vista strettamente di cassa un piccolo risparmio finanziario.

Non altrettanto si può dire per i contribuenti torinesi. Che pagheranno caro questo esercizio di finanza. I maghi dell’affare sono due abilissimi banchieri di Merrill Lynch, Daniele Borrega e Antonio Miele (che ora si è trasferito in Nomura). Tra la delibera del prestito del 2 agosto del 2006 e il lancio, riescono ad ottenere la formula «bullet» (il capitale viene restituito tutto in unica soluzione alla scadenza trentennale, nda) e il connesso e obbligatorio fondo di ammortamento (i famosi sinking fund oggetto della nostra seconda puntata e generosi elargitori di quattrini per le banche che li gestiscono). Nonostante la delibera di giunta del 2 agosto prevedesse come forma prioritaria una modalità di rimborso «secondo un piano di ammortamento», Miele e Borrega spiegano a settembre, quando il prestito era già stato annunciato, la «necessità, per andare in contro al mercato», di adottare invece il «rimborso in unica soluzione a scadenza». Il sinking fund è, semplificando di molto, così composto: gli 1,8 miliardi di euro di capitale da restituire sono divisi in tre periodi, nei primi dieci anni verranno accantonati nel fondo fino a 10 milioni. Nei secondi 10 anni verranno accantonati fino a 100 milioni. E poi nell’ultimo decennio le giunte dovranno recuperare tutte le risorse necessarie per arrivare a 1.800 milioni. Una botta per le generazioni che verranno.

Appuntamento dunque al 2037 - per chi ci sara' ancora.

giovedì, giugno 28, 2007

assolta l'insegnante che aveva punito

assolta l'insegnante che aveva punito l'alunno bullo

PALERMO - "Far scrivere cento volte all'alunno Sono un deficiente non è una punizione umiliante, anzi: è un mezzo pedagogico del tutto lecito". Il Tribunale di Palermo ha assolto perché "il fatto non sussiste" l'insegnante di Lettere che punì un allievo della scuola media colpevole di aver dato dell'omosessuale a un compagno di classe.

"Ho fatto solo il mio dovere", si era difesa la professoressa ma il pm era convinto che la sua scelta fosse stata "sproporzionata", tanto che aveva proposto al giudice per le indagini preliminari di condannare l'insegnante a due mesi di reclusione. Il Tribunale però ha espresso un giudizio diametralmente opposto: in tredici pagine di motivazioni, il giudice ha spiegato e ripetuto che l'azione della docente "era improntata all'esigenza di rieducare".
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Finalmente, il ritorno della funzione paterna nelle scuole?
Dopo l'eliminazione della droga, si ritorna a punire per educare.

«Frenare la spesa corrente»

l'Unità.it - Corte dei Conti: «Frenare la spesa corrente» - Economia

Finalmente lo dice anche L'Unita' - vuoi vedere che s'e' capito?

Bisogna tenere sotto "controllo" la «spesa corrente primaria delle grandi categorie a rischio» che sono pubblico impiego, pensioni e spesa sanitaria. È quanto sostiene la Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2006.

La mancanza di decisioni incisive sulla spesa - afferma Balsamo - impone il mantenimento dell'attuale pressione fiscale «su valori difficilmente tollerabili». In particolare la mancata revisione periodica dei coefficienti per le pensioni farebbe aumentare la spesa rispetto al Pil.

Il miglioramento dei saldi di finanza pubblica «è da attribuire per intero a un'impennata né programmata né prevista della pressione fiscale», passata dal 40,6 per cento del 2005 al 42,3 per cento del 2006: è il fisco, dunque, a migliorare i bilanci.

Nella relazione si sottolinea la necessità di una «accelerazione» degli interventi a sostegno della crescita. E per un «sistema di welfare più adeguato» si invita a essere «rigorosi gestori delle finanze pubbliche». Monito, infine, sulle «difficoltà di contenimento della spesa corrente» per la finanza locale.

martedì, giugno 26, 2007

Intesa compra Alitalia per AirOne

Trend Online: "Il prossimo 12 luglio sono attese le offerte vincolanti per Alitalia e 'le chance che la privatizzazione vada in porto restano quasi tutte legate alla volontà di Intesa Sanpaolo di andare avanti, finanziando l'Ap Holding di Carlo Toto'. L'accordo con le altre banche pronte ad appoggiare Intesa in qualità di arranger è cosa fatta: Morgan Stanley, Nomura e Mps hanno già dato la loro adesione, Lehman Brothers starebbe a sua volta per aggiungersi, anche se resta qualche dettaglio da definire. Toto a sua volta illustrerà domani ai sindacati il suo piano di rilancio di Alitalia.

Nel frattempo, l'Air One di Carlo Toto svela il piano di rilancio di Alitalia che prevede circa 1.500 esuberi del personale della compagnia della Magliana. Secondo alcune indiscrezioni, 'Toto avrebbe detto che Malpensa (dove Air One non ha mai voluto portare i suoi voli) deve restare in piedi perché interessa al Paese; i salari di Alitalia non sarebbero un problema, ma ci vuole più produttività del personale navigante, mentre ci sarebbero 1.500 esuberi a terra'."

Assunzioni per conoscenza nel 48,7 per cento dei casi

Quelli che le imprese assumono Contabili, venditori e informatici | Repubblica | Miojob: "Le modalità di selezione. Quando si tratta però di fare entrare una nuova persona in azienda, i direttori del personale delle imprese continuano a preferire i 'canali informali'. Anche nel 2007, nel 48,7 per cento dei casi infatti utilizzano le conoscenze o le segnalazioni di clienti o fornitori. Un quarto di loro ricorre alle banche dati interne e solo il 9,5 per cento passa per la stampa e il 6,4 per cento si rivolge ai centri per l'impiego."

Le lauree più richieste continuano ad essere quelle degli indirizzi economico-commerciali seguite da quelle degli indirizzi di ingegneria elettronica e dell'informazione. Resta comunque un eccesso di "laureati" sul mercato. Secondo le stime degli esperti di Unioncamere, circa il 25,8 per cento dei ragazzi e delle ragazze che hanno conseguito la laurea sono destinati a non trovare sbocchi sul mercato.

Assunzioni complicate. Allo stesso tempo continua a salire, rispetto agli anni scorsi, la quota di imprese che hanno molte difficoltà a trovare le figure che sono loro necessarie. Tanto che il 29,6 per cento delle aziende italiane confessa di essere alla prese con “assunzioni complicate”. Così se da un lato c’è chi non trova lavoro, dall’altro c’è chi non trova il lavoratore.

I settori. Il maggiore apporto arriva dall'edilizia, dalle attività commerciali e dal turismo dove il numero di occupati in più rispetto all'anno scorso è rispettivamente di 15.800, 15.480 e 12.040. Cresce anche l'occupazione nelle attività manifatturiere (+11.390) e nelle industrie meccaniche e dei mezzi di trasporto.

domenica, giugno 17, 2007

Lavoce.info - Internazionali

Lavoce.info - Internazionali

La distribuzione del reddito nei paesi occidentali sara' a causa della globalizzazione sempre meno omogenea con un libero mercato in assenza di correttivi redistributivi. Crolla la possibilita' di mantenere un sistema neoliberale senza interventi correttivi degli stati.

Devono trovarsi forme di redistribuzione che consentano la concorrenza, evitando l'accentramento statale dei servizi, per ridare il potere decisionale al mercato. Per esempio il buono-scuola o buono-ospedale.

martedì, giugno 12, 2007

Alitalia, il destino di volare basso

Phastidio.net | IBL - Alitalia, il destino di volare basso

Per l’Istituto Bruno Leoni la privatizzazione di Alitalia rischia di condurre a risultati ancora peggiori di quelli di partenza. È questa la tesi del Focus di Mario Seminerio, “Alitalia, il destino di volare basso“. Scrive Seminerio: “Il goodwill di Alitalia risiede nella protezione politica dalla concorrenza, malgrado tale rendita sia destinata a subire la progressiva erosione ad opera, sulle tratte domestiche, dei servizi ferroviari ad alta velocità che dovrebbero entrare sul mercato entro un paio d’anni, e del già citato accordo Open Skies sulle tratte extraeuropee”.

Per Alberto Mingardi, direttore generale di IBL, “l’abbandono del fondo americano Tpg è un segnale preoccupante. Più che privatizzare la compagnia di bandiera per aprire il settore alla concorrenza, la sensazione è che il governo stia consegnando ai privati la speranza di un monopolio. La gara bandita dal governo si sta dimostrando una farsa: l’unica cosa da fare, a questo punto, è ripartire da zero e bandire un’asta basata solo sul prezzo, in maniera da non lasciare discrezionalità sulla scelta dei compratori al potere politico”.

Il Focus è liberamente scaricabile qui.

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Sono almeno dieci anni che il destino di Alitalia e' stranoto a tutti.
L'unica cosa seria da fare e' decretare il fallimento e mettere all'asta le tratte singolarmente, assieme a tutta la flotta.
Si sarebbero ricavati piu' soldi, invece di dissipare l'attivo.
Com'e' che amministrare Alitalia invece di portare alla galera, consente di portare a casa emollumenti e buoneuscite miliardarie?
E' un premio alla carriera dei boiardi di stato?

sabato, giugno 09, 2007

Manager, malati di troppo lavoro - Corriere della Sera

Manager, malati di troppo lavoro - Corriere della Sera

I risultati di un sondaggio Gidp sui direttori del personale. Le conclusioni? Valide per tutto il mondo dirigenziale


Hans Bauer è un nome di fantasia, perché il manager non gradisce farsi riconoscere, ma la vicenda è reale. Qualche anno fa Bauer arriva a Roma per assumere la presidenza della filiale italiana di una società tedesca. Il primo giorno di lavoro telefona alla moglie e, com'era abituato in Germania, le dice: «Sarò a casa alle 17 e 30». Intanto delega la segretaria a preparare l'agenda della giornata. L'assistente dopo un po' arriva per l'approvazione, lui legge e sobbalza sulla sedia: «Ma come, ha fissato la riunione con il management alle 18.30? A Stoccarda a quell'ora tutti i miei collaboratori erano già a casa da un pezzo». «Ma qui - risponde disorientata la segretaria - abbiamo sempre fatto così». Allora Bauer incarica un consulente di misurare il carico di lavoro dei manager a Roma e a Stoccarda. Risultato: in Italia è del 18% inferiore.
GLI ITALIANI AMANO FARE TARDI — In quell'azienda, dunque, l'orario di lavoro dei manager italiani è sensibilmente più lungo di quello dei colleghi esteri. Un caso isolato? Un'indagine di Gidp appena terminata ci dice che, in Italia, la situazione è generalizzata. Gidp è un network di 1.950 direttori risorse umane di aziende medio-grandi e il risultato di quell'indagine desta preoccupazioni: i capi del personale rischiano il cosiddetto workaholism, la dipendenza compulsiva dal lavoro. «Ma c'è anche una lettura positiva. - avverte il presidente di Gidp Paolo Citterio - . I direttori del personale sono manager con un forte spirito imprenditoriale, si identificano molto con l'azienda e hanno uno stretto rapporto con l'imprenditore. Sono un esempio da portare agli altri dirigenti». Ecco qualche numero. Il 58,7% degli intervistati «porta spesso il lavoro a casa» durante la settimana e vi dedica da 3 a 4 ore (il 13,8%), da 4 a 10 ore (il 23,9%), oltre le 10 ore (il 4,6%). Fuori orario d'ufficio, poi, il 77,1% fa o riceve al cellulare tra una e 10 telefonate di lavoro, mentre un altro 11,9% oscilla tra 11 e 20. Durante le ferie contrattuali ogni settimana il manager contatta od è contattato dal suo ufficio tra 1 e 5 volte (il 46,8%), tra 6 e 10 (il 30,3%) e tra 11 e 50 (il 19,3%). Solo il 4,6%, poi, resta in ufficio tra le 8 e le 8 ore e mezza, mentre il 51,4% staziona tra le 9 e le 10 ore e un consistente 40,4% rimane dalle 10 e mezza alle 12 ore. E ciò per ragioni varie: il 24,8% sta tanto in azienda perché si identifica con essa, il 13,8% perché ha «uno stretto rapporto con l'imprenditore» e il 19,3% per «abitudine aziendale dei direttori». L'iperpresenzialismo, però, crea problemi in famiglia. E' vero che il 65,1% dei coniugi dice asetticamente «è il tuo lavoro», ma tra questi il 15,6% «non comprende il motivo» di tanta dedizione, il 2,8% «dissente completamente», il 5,5% lo considera uno sfruttamento, l'1,8% vive «grossi problemi affettivi» e il 20,1% accusa di «pensare più all'impresa che alla famiglia». Drogati dal lavoro o costretti al lavoro? «E' una necessità - assicura Citterio - perché siamo sempre più business partner dell'imprenditore». Luigi Ambrogioni, direttore generale di Federmanager, sindacato dei dirigenti industriali, è meno ottimista. «Il workaholism - spiega - non è un problema solo dei direttori del personale. Da un'indagine condotta tra i nostri associati quella patologia emerge in tutte le aree. Non si capisce che restare più di 10 ore in ufficio non è il modo migliore per fare il manager: chi si chiude in azienda si taglia fuori dagli stimoli per capire lo stesso mondo aziendale. Tanto più che l'essere superpresenti spesso non è determinato da necessità di lavoro, ma da una sorta di rito che comporta il farsi vedere da capi e colleghi. Eppure con modelli organizzativi efficaci 8 ore d'ufficio bastano e avanzano».
EFFETTO IMMAGINE — Severino Salvemini è un esperto di organizzazione aziendale, materia che insegna all'università Bocconi. Secondo lui nelle risposte c'è anche un po' di transfer, per apparire come super executive e, quindi, super impegnati. «Tuttavia - chiarisce - questi "exetreme worker" sono la normalità negli ambienti fortemente competitivi. E il vero problema è dei 30-35enni, che non essendo ancora affermati non hanno spazi per reagire e così rischiano di annientare le relazioni parentali e affettive. Inoltre lavorare troppo non è produttivo, c'è bisogno di più riflessione per far bene il manager». «Tanto più che un'azienda non compra il tempo di un dirigente, ma il suo valore intellettuale. - rincara Domenico De Masi, docente di sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma - . E chi si sente insicuro nel proprio ruolo, con il workaholism svela un complesso di inferiorità: se fosse convinto d'essere indispensabile metterebbe paletti all'utilizzo del suo tempo». E tutto ciò mentre negli Usa, ex patria del workaholism, rispetto a quarant'anni fa un cittadino statunitense ha guadagnato da 4 a 8 ore alla settimana da dedicare ad attività ricreative.
Enzo Riboni
08 giugno 2007

mercoledì, giugno 06, 2007

La metà degli italiani non usa Internet - LASTAMPA.it

La metà degli italiani non usa Internet - LASTAMPA.it

Nell’era delle tecnologie il 52% degli italiani non usa ancora Internet. E parliamo di qualcosa come 26.6 milioni di italiani. Se poi si analizza quel 31% che rappresenta la reale “avanguardia tecnologica” si assiste ad un’ulteriore suddivisione: a fronte di un 14% della popolazione (qualcosa come 7.4 milioni di italiani) che abbina un uso consapevole, interattivo ed evoluto delle tecnologie con un’elevata propensione al consumo di contenuti culturali (sono i cosiddetti Eclettici), troviamo un 17%, pari a 8.9 milioni di italiani (i cosiddetti Technofan) che utilizzano le tecnologie per lo più in modo passivo, come svago o per comunicare. Dai dati che emergono dall’indagine probabilmente questo gap rischia nel futuro di aumentare.

Ad orientare gli utenti verso un utilizzo evoluto e interattivo delle nuove tecnologie (più cultura=uso più consapevole ed evoluto delle tecnologie) non è tanto la disponibilità o l’uso frequente delle tecnologie nuove e di tendenza: la tecnologia di per sé costituisce uno strumento neutro.

Quello che fa la differenza è l’abitudine alla fruizione di consumi culturali. I forti fruitori di programmi TV tendono invece a un consumo tecnologico ridotto: più che di digital divide è quindi più corretto parlare di cultural divide. Non emergono nemmeno grandi differenze tra Nord e Sud, conta invece molto di più se si vive in una grande città o in un piccolo centro.

dall’indagine emerge chiaramente però che - ed è questo il segnale più preoccupante - anche i genitori tecnologicamente più avanzati, non riescano a trasmettere la passione per la cultura ai figli, che, di conseguenza sempre di più, utilizzeranno le tecnologie come puro gadget.

Le piattaforme più utilizzate: (almeno una volta alla settimana) il PC con DVD (39%) e il cellulare conMP3/video/fotocamera (33%), seguito dal lettore DVD (26%). Lettore MP3/i-Pod e TV LCD/al plasma seguono con il 15%. Sistemi di messaggistica istantanea (Messenger, Skype) e forum/blog sono i servizi Internet più frequentemente utilizzati: lo usano almeno una volta la settimana rispettivamente il 27% e il 22% degli utilizzatori di internet. Gli acquisti di contenuti online: fenomeno emergente. L’acquisto di CD, DVD e libri avviene ancora massicciamente offline.

L’online è un fenomeno ancora contenuto che interessa ad oggi circa il 10% degli heavy user di internet, coloro che si connettono da casa tutti i giorni o quasi (e il 3% se riportato alla popolazione italiana nel suo complesso).

venerdì, giugno 01, 2007

ilGiornale.it - FORZA SIGNOR FISCO CONTINUI COSÌ - n. 128 del 01-06-2007

ilGiornale.it - FORZA SIGNOR FISCO CONTINUI COSÌ - n. 128 del 01-06-2007: Forza Visco, tenga duro. Non si dimetta. Non si lasci convincere da quei suoi alleati di maggioranza - sempre più numerosi - che la invitano a rinunciare alle deleghe sulla Guardia di Finanza. Resti al suo posto, signor viceministro.
Il lettore non pensi che siamo impazziti. Al contrario, una logica c’è, e tra poco ve la sveleremo. Prima però, è necessario un riepilogo di quanto è successo ieri.
Dunque. Al «question time» di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, rispondendo a un’interrogazione di An, ha difeso Visco giurando che il governo gli garantisce la fiducia assoluta. Intendiamoci: da Chiti non potevamo certo aspettarci un benservito al suo collega. Sono tuttavia degne di un piccolo approfondimento le motivazioni che Chiti ha utilizzato per scagionare il viceministro. «Visco - ha detto testualmente Chiti - non ha costretto nessuno a fare alcunché: non ne avrebbe avuto né la possibilità né i mezzi, né glielo avrebbe consentito la sua formazione culturale e la sua correttezza istituzionale».
Abbiamo messo in corsivo l’ultima parte dell’appassionata arringa dell’«avvocato» Chiti perché raramente abbiamo ascoltato una motivazione più formidabile. Capite? C’è il comandante generale delle Fiamme Gialle che mette nero su bianco, davanti a un magistrato, le sue accuse contro Visco; ci sono altri tre generali che le confermano; ci sono dei testimoni, ci sono delle lettere, ma nulla di tutto ciò va preso in considerazione perché «la formazione culturale e la correttezza istituzionale» di Visco sono tali che mai e poi mai il viceministro avrebbe potuto commettere irregolarità.
Insomma il governo dice: il processo contro Visco non va neppure cominciato, perché l’imputato è innocente a prescindere. È puro e immacolato nel suo Dna. A voi pare uno Stato di diritto questo? A noi pare una Repubblica delle banane. A noi pare che, a fronte di accuse così circostanziate, un’indagine seria vada fatta: poi, può anche risultare che Visco è innocente. Ma che tutto debba essere insabbiato prima ancora di accertare i fatti, è roba dell’altro mondo.

giovedì, maggio 31, 2007

Phastidio.net | In Italia, privatizzare è diabolico

Phastidio.net | In Italia, privatizzare è diabolico: Le gare sono fatte così: ad un certo punto qualcuno molla e qualcuno resta“. Disse il ministro del cosiddetto sviluppo economico, Bersani, commentando l’abbandono della gara per Alitalia da parte della cordata composta dal fondo di private equity americano TPG e Mediobanca. Al di là di questa affermazione catalanesca, dovrebbe suscitare perplessità (eufemisticamente parlando) che uno specialista mondiale di ristrutturazioni societarie abbia deciso di chiamarsi fuori da una gara costruita in modo formalmente corretto, ma viziata da un enorme numero di paletti, più adatti ad un’impresa in salute che ad una realtà che accumula perdite a tappe forzate. TPG si prepara all’assalto finale ad Iberia, per rafforzare la propria presenza in Europa nell’imminenza dell’avvio dell’accordo Open Skies.

La cordata TPG difettava del requisito della nazionalità, poichè Mediobanca si era posta in posizione di finanziatore e non di azionista, e sarebbe quindi stato necessario trovare un escamotage per dare ad una entità formalmente italiana la maggioranza della newco che avrebbe acquisito Alitalia. Inoltre, TPG non aveva fatto mistero della propria volontà di offrire un prezzo d’acquisto del tutto simbolico (cioè prossimo allo zero), per tenere conto delle enormi perdite cumulate dalla nostra compagnia di bandiera. Ma gli americani avrebbero almeno posto sul piatto forti investimenti di rilancio.

Ora, restano in gara Aeroflot-Unicredito ed Air One-Intesa. L’esito della gara sembra ben pilotato verso quest’ultima cordata, con Air One che offre pochi soldi propri e molti delle banche. Non a caso, il vettore privato italiano ha di recente pesantemente rivalutato gli asset aziendali, secondo un vecchio e collaudato schema del nostro capitalismo da debito. Questa vicenda avrebbe inoltre l’aggravante di un istituto di credito che finirebbe con l’assumere il controllo finanziario di un’impresa industriale.

Come già segnalato, se Air One vincerà, si troverà titolare del 90 per cento dei diritti di volo sulla tratta italiana più remunerativa, la Milano-Roma, con buona pace dell’antitrust. Se le cose dovessero effettivamente andare in questo modo, avremmo avuto la replica (mutatis mutandis) della “privatizzazione” di Telecom, a dieci anni di distanza e sotto la stessa regia politico-affaristica. Si confermerebbe, quindi, che in Italia “privatizzare” è diabolico. E, soprattutto, impossibile.

lunedì, maggio 28, 2007

Il silenzio degli inquisiti

ilGiornale.it - Il silenzio degli inquisiti - n. 20 del 28-05-2007

di Mario Giordano - lunedì 28 maggio 2007

Lo sventurato non rispose. Povero Visco, deve avere un problema alle corde vocali. Forse una laringite fulminante. È per questo che non parla. Altrimenti uno come lui, sempre pronto a impartirci lezioni di etica avrebbe già chiarito tutto. Ci avrebbe spiegato cos'è successo col generale della Guardia di Finanza e perché ci teneva tanto a imporgli di spostare quegli ufficiali che indagavano sull'Unipol. Via: fra una tassa e l'altra, torchia di qua, tosa di là, il viceministro Torquemada avrebbe trovato il tempo di sgombrare il campo dagli equivoci. Perché altrimenti, se gli equivoci rimangono, con che coraggio continuerà a mettere le mani (eccome se le mette) nelle tasche degli italiani?
Povero Visco, senza voce, chissà come soffre chiuso nel suo silenzio doloroso. Perché, vedete, lui in genere parla molto. Non che sia una sagoma, questo no, anzi ogni volta che apre bocca c'è gente che gli viene da piangere. Però, ecco, l'uomo ci ha abituato a lunghi sermoni morali: come mai ora tace? Oddio: è vero che, pur predicando bene, è stato già più volte colto a razzolare male. Tanto per dire, è stato condannato per abuso edilizio a Pantelleria. E ha tollerato a lungo, lui paladino delle regole, la presenza di bazar abusivi proprio nei corridoi del ministero dell'Economia. Fra l'altro, quando i bazar vennero scoperti, Visco dribblò i microfoni. «Scusi, anche Ray Charles si sarebbe accorto dello scandalo...», gli obiettavano. Ma lui niente: camminò via, anche in quella circostanza, chiuso nel mutismo. Evidentemente deve trattarsi di una malattia cronica.
Per altro, a pensarci bene, non è la prima volta che accade ai nostri signori della sinistra moralmente superiore. In effetti questo mutismo di Visco ricorda l'amnesia fulminante che colpì Oscar Luigi Scalfaro ai tempi dei famosi fondi neri Sisde. «Non ci sto», disse l'allora presidente. E non ci fu verso di tirargli fuori una parola di più. Non ci sto. Che poi gli italiani ci stiano o no, essendo loro moralmente superiori, ha poca importanza. Visco deve ispirarsi a quell'insuperabile modello. Non si spreca nemmeno a dire: «Non ci sto». Tace e basta. Ah, benedetto mal di gola. Ci fosse Kant potrebbe scriverci un saggio: critica dell'etica fondata sulla laringite.
Ma sì, dai: sono decenni che teorizzano la superiorità morale della sinistra. Ci hanno macerato il tesoretto a forza di mani pulite e coscienza candida. Però, santo cielo, quando il ministro Scajola (Forza Italia) disse, chiacchierando al bar, una parola sbagliata su Marco Biagi si dimise. E si dimise pure il ministro Storace (An) quando venne sfiorato dal sospetto di spiare i suoi avversari in campagna elettorale. E lo stesso fece il ministro Calderoli (Lega) quando indossò una maglietta non proprio consona al suo ruolo. E invece questi, che hanno la superiorità morale, vengono travolti da sospetti ben più gravi di una maglietta o di una frase al bar, e che fanno? Ammutoliscono. E restano abbarbicati alla poltrona come le cozze allo scoglio. Come spettacolo, fa un po' schifo. Però almeno finalmente ci spiega cos'è questa benedetta superiorità morale: una malattia che colpisce quelli di sinistra quando la combinano grossa. I sintomi si riconoscono facilmente: loro perdono la voce. E, di conseguenza, noi perdiamo la pazienza.

Educare il padre e lo stato. La sinistra puo' governare?

"I Nas nelle scuole contro la droga" - LASTAMPA.it

Una banderuola che corre dietro a dove spira il vento non potra' mai educare, risultando contraddittoria, ricattabile e confusionaria.
La ministra della sanita' Lidia Turco con l'atteggiamento presuntuoso che la contraddistingue si affretta a dire che non vi e' contraddizione nel mandare controlli dei NAS a tappeto nelle scuole e contemporaneamente raddoppiare la soglia che delimita la quantita' oltre la quale si identifica uno spacciatore.

E' ovvio che la droga fa male, ma la ministra non e' capace di dire "ci siamo sbagliati e cambieremo linea". Teme di perdere il consenso, dimostrando che le parole della sinistra evaporano tutte come neve al sole non appena ci si ritrova la responsabilita' di governare. Cofferati ha fatto lo stesso percorso a Bologna.

Il problema e' che la lunga opera ideoligica della sinistra, attaccando il padre e la funzione paterna, educante, ha pressoche distrutto nella sinistra qualsiasi argine di valori educanti, rendendo il permissivismo e la disobbedienza delle caratteristiche specifiche del mondo di sinistra. Scontrandosi con la realta' dei problemi ora stanno rivalutando il padre ma forse e' troppo tardi, perche' rischiano cambiando di perdere la loro identita'.

Ritornando alla droga (ma anche sesso, anarchia, violenza) nella scuola, il cambio di direzione non e' stato spiegato ma viene attuato come se non vi fosse contraddizione. Questo rimarcare che "non vi e' contraddizione" sottolinea lo stato confusionale e confondente della sinistra, dove tutti gli opposti convergono e coesistono.

Se a scuola gli studenti sono abituati a fare quello che vogliono, perche' questo viene di fatto insegnato, che non sara' piu' tollerata la guida morale e delle regole, ritengono conquistato un "diritto a drogarsi liberamente" e lo spaccio diventa la normale condivisione trai compagni della cosa comune, la droga.

Vogliamo dire chiaramente ai nostri figli che condividere la droga equivale allo spaccio? Che drogarsi non e' un diritto e che non lo si puo' fare apertamente e davanti a tutti, portando in classe la modica quantita' sufficiente a far passare l'ansia degli esami?

Solo a torino in una retata in San Salvario sono stati arrestati 56 spacciatori che ogni giorno vendevano 40 dosi per un fatturato di 110, 000 euro al giorno, pari a tre milioni di euro al mese che poi sono 36 milioni di euro ogni anno, in solo un quartiere di Torino, ormai fuori controllo. Una multinazionale.

Patetici gli interventi di Amato per richiamare la cittadinanza a un piu' moderato consumo di droga. Se il 30% dei parlamentari si droga, come molti personaggi in vista nella televisione e nella societa', se l'educazione alla droga viene fatta nelle scuole di stato, la riflessione deve essere profonda e la cultura di sinistra deve fare un passo indietro sul relativismo dei diritti in modo pubblico e spiegando chiaramente le motivazioni.

A costo di perdere la propria identita'. Perche' il padre e' necessario.

domenica, maggio 27, 2007

Monti: "Le accuse ai politici fatte per spingere le riforme" - Politica - Repubblica.it

Monti: "Le accuse ai politici fatte per spingere le riforme" - Politica - Repubblica.it: "Monti: 'Le accuse ai politici
fatte per spingere le riforme'"

"Credo che i media italiani, che da anni fanno indigestione di politica enfatizzandola, estendano il teatrino della politica e la sua logica anche a persone che non hanno alcuna intenzione di diventare uomini politici. Per esempio, prima si scrive ripetutamente, anche sul suo giornale, che un tale è una "riserva della Repubblica". Poi lo si critica perché si afferma, altrettanto gratuitamente, che quel tale "si sente riserva della Repubblica". Trovo il tutto un po' comico, se non fosse preoccupante. C'è la tendenza ad applicare le categorie della politica non solo alla realtà, ma anche alla mente altrui. L'anno scorso ho avuto una forte tentazione di smetterla di intervenire su questi temi. Ma poi ho concluso che, al contrario, non bisogna lasciarsi né scoraggiare né innervosire da interpretazioni maliziose o fantasiose. Continuerò a contribuire al dibattito sulla cosa pubblica. Scrivo dal 1976 battendomi affinché si introduca in Italia una moderna economia di mercato saldamente ancorata all'Europa. Tutto sommato non sono state prediche inutili. L'indipendenza della Banca d'Italia, l'abolizione della scala mobile, l'introduzione dell'antitrust, l'ingresso nell'euro fin dall'inizio sono alcuni degli obiettivi per cui mi sono battuto. E senza che questo fosse visto in passato come il tentativo di creare un "partito" di Monti, del Corriere o di chissà chi".

"Il capitalismo italiano non è impresentabile. Ma certo ha bisogno di un radicale "restyling". Questo però non può avvenire senza una politica più incisiva e meno invasiva. Cioè più forte nell'introdurre norme rigorose nella "corporate governance" e nella democrazia economica. Ma anche meno incline a intrattenere relazioni extra-istituzionali con imprese e banche. Montezemolo, persona che apprezzo da anni, ha il merito di aver posto al centro della sua presidenza di Confindustria i valori della concorrenza anche quando questo non faceva certo piacere a tutti i suoi associati. Ma lo stesso Montezemolo sa bene che, nella mia visione, sia Confindustria sia i sindacati dovrebbero avere un ruolo un po' minore di quello che in Italia è loro conferito da una politica timida, che stenta ad abbandonare il corporativismo".

Oggi nella cultura economica, come nell'opinione pubblica, c'è una molto maggiore omogeneità di visione sul da farsi. Eppure vediamo tutti che le necessarie riforme incontrano enormi difficoltà. Allora l'attenzione si sposta dalle misure da prendere al meccanismo decisionale che non riesce a prenderle. E' inevitabile. Perciò nel 2005 ho espresso la preoccupazione che questo bipolarismo, che esaspera la concorrenza nella politica, produca poca concorrenza nell'economia e vada cambiato. Ma questo non significa delegittimare la politica. Al contrario".

"Per cambiare, per fare le riforme di cui il Paese ha bisogno, io credo che occorrano sostanzialmente tre condizioni. La prima è che ci sia una macchina decisionale in grado di farlo. E dunque che si apportino le modifiche istituzionali ed elettorali necessarie a rafforzare la capacità operativa del governo. Il secondo è che ci sia la leadership politica. Perché Aznar e Blair hanno fatto cose giuste anche se dolorose in politica economica e sono riusciti nonostante questo a vincere e rivincere le elezioni? Perché hanno dato prova di autentica leadership. La terza condizione è che quanti, come me, hanno il compito di formare l'opinione pubblica e la classe dirigente, si impegnino a fondo per spiegare, per convincere la gente della necessità e dei vantaggi che le riforme comportano. Ma tutto questo è uno stimolo alla democrazia. Non una delegittimazione. Anche io leggo le polemiche sul costo esorbitante della classe politica. Certo il problema è serio e grave. Ma quello che mi preoccupa di più è l'altro costo della politica: il costo del non decidere, del rinviare, del tirare a campare. Non vorrei meno politica, ne vorrei di più. Ma una politico con la "p" un po' meno minuscola, che non sia pura e sterile tecnica di sopravvivenza".